4° giorno: 23 Aprile Borj El Khadra biettivo : Campo vicino El Borma Colazione e doccia: un privilegio che riscopriremo dopo la ennesima foratura. Vento caldo, aspetteremo che cali prima di partire: sarà assolutamente inutile. Dal nostro ospite compriamo un po' di ricordini: rose del deserto, collanine di sassi, punte di frecce antiche, sarà ma sono belle. Si parte. Battesimo con le dune: 2° foratura di Mirco, prima caduta di Giampiero, brutta botta di Gianluca e proprio quando facevo il furbo_con me stesso non con gli altri_ una bella caduta, un paio di insabbiate con giuste urla di Mirco. Dolore alla spalla sinistra, pomata e via. Passerà, anche perché dopo i primi Km in condizioni quasi normali viaggeremo quasi sempre dentro " alla tempesta di sabbia ". Paesaggio da fantascienza, condizioni al limite, concentrazione massima. Il gruppo si accorcia e si allunga automaticamente in relazione alle condizioni del momento. Ci controlliamo e ci assistiamo inconsciamente l'uno con l'altro: ognuno viaggia al massimo del proprio istinto. Ora siamo un unico gruppo, corpo omogeneo di 3 moto e una jeep. Sbagliare non ci è concesso, e nessuno commette il minimo errore. Giornata indimenticabile. Guidiamo per centinaia di Km nella tempesta: dune, canyons, piccole colline, vuoti di sabbia...navighiamo sulla sabbia e lei dentro_sotto, sopra di noi...ovunque. E ancora dune, canyon e...passaggi reconditi, Mirco è bravissimo a trovare il percorso e noi dietro...si sale fino alla costa, ci si ferma un attimo per valutare e poi giù. E' un alternarsi di accelerazioni e rallentamenti in attesa del momento e del vuoto giusto. Siamo al limite, ma nessuno molla e tutti procediamo nel rispetto di questa natura enormemente più forte di noi. Non è una sfida e l'Erg lo comprende, ci lascia giocare con lui e noi, di certo, non ci tiriamo indietro. Splendido, magnifico. Grande! Campo serale. Dopo aver girovagato per un po' nel deserto in cerca di un avvallo dove mettere le tende al riparo dal vento...una folata improvvisa strappa quella di Mirco. Giampiero la insegue in mutande ed io dietro come un " pirla ". Mirco sale in moto, scalzo e và. Minuti che sembrano eterni, siamo al calare della luce... quando pensavamo di essere ormai soli ed abbandonati in mezzo al deserto, eccolo di ritorno con la tenda. Piede sbucciato dai denti della pedivella. Ha voluto risparmiare con gli stivali! Ora si ride, ma prima... 5° giorno: 24 Aprile El Borma Obiettivo : Nord Giornata piacevolissima con Km di pista sabbiosa sulla quale si naviga tra gli 80 e i 100 Kmh. Dune e pista dura: le forature di Mirco non si contano. Arriveranno persino i militari ad aiutarci e non basteranno. Saranno un gruppo di fuoristradisti svizzeri che, ben organizzati e precisi _sono o no svizzeri_ ci caveranno dagli impicci di una notte truce e non prevista e dopo aver condiviso la cena con loro ( seduti comodamente ad un tavolo ) ci regaleranno perfino un pneumatico. Domani però...oggi da segnalare una mia prima caduta non brutta ma solo un po' sfigata: pugno chiuso, braccio sotto e mi cucco una botta tremenda alla costola fluttuante sinistra: viste le stelle, e contate. Eppoi una seconda esattamente con la stessa dinamica. Ma allora sono proprio recidivo! Ed entrambe solo per leggerezza. Mi do dell'imbecille da solo. Ora il dolore si fà lancinante ed a volte quasi insopportabile. Mi farà rinunciare, l'ultimo giorno del raid, a Timbaine in moto e mi accompagnerà fino ad un mese oltre il mio ritorno. Curato con dosi da cavallo di antidolorifici e antinfiammatori non sarà però sufficiente a non consentirmi di guidare durante il resto del viaggio. Eppoi quando sono caldo non lo sento ( enorme bugia, naso più lungo di 15 cm! ). Di notte però...meno male che non ci sono donne ed i cammelli a me non piacciono! So però che non posso più permettermi di mettere il " culo " a terra senza rischiare di farmi definitivamente male. Non cadrò più e così sarà. Il campo serale è un crogiuolo di luci, colori e sensazioni. Il fuoco acceso trasmette un calore umano, domani ci alzeremo presto per goderci anche l'alba nella lenta solitudine del deserto. I caldi colori del tramonto più puro, le stelle che brillano di una luce infinita, il sole nitido che sorge veloce per scaldare le fredde tonalità del mattino ed un silenzio immenso rimarranno per sempre impressi nella mente di ciascuno di noi come in una eterna culla di sogni infiniti 6° giorno: 25 Aprile Campo in maezzo al Sahara Obiettivo : Ksar Ghilane Si parte presto, si fanno tanti Km in tutte la condizioni. Tanta pista dura e poi dune, dune e ancora dune. Pista, onduline e... sabbia. Bello, bello.
Bellissima la sosta alla fonte di Bir Auine. Acqua sorgiva in mezzo al deserto. Per noi non è molto buona e berla è consigliato solo ai veri "duri" (di corpo). Preferiamo bagnarci, lavarci e parlottare con le mogli di un nomade che, lontano un paio di miglia, arriva da noi in una frazione di secondo. Altro che jeep! Che la gelosia sia un sentimento globale? Lasciamo la fonte con un po' di spiritualismo dentro noi: anche nel nulla l'acqua è vita. La vita del nulla. Ah dimenticavo, ad un certo punto, per non perdere l'abitudine si fora. Non una ma due volte in rapida successione e, come anticipato ieri, ci tolgono dai guai prima i militari locali e poi gli svizzeri: Sahara è anche questo. Serata da signori in compagnia dei soccorritori. Doccia e cena al tavolo. Dormita in tenda berbera. E' Alpitour, Francorosso o... un miraggio. E' Sahara da veri turistoni, " sciuri " anche nel deserto. Abbiamo mancato l'obiettivo per insufficienza di gomme, ripagato però dalla sosta alla fonte con scambio di cortesie 7° giorno: 26 Aprile Ainn Shbat Obiettivo : Ksar Ghilane Ci siamo, la meta è raggiunta con solo ½ giornata di ritardo sui tempi previsti, e dopo tutti i km affrontati ed i contrattempi, più o meno piccoli, superati non ci sembra proprio un disonore. Ksar Ghilane è una oasi famosa. Due km nord dalle nostre tende sorgono i resti del fortino prima avamposto romano e base della legione straniera nei secoli a venire. Nodo strategico per il controllo del sud, ricco di piante da datteri, reso ancora più prezioso dalla sorgente termale di acqua calda Ksar Ghilane è il limite umano per i turisti in cerca di avventura ed il brutale ritorno alla civiltà per quelli come noi. Ci si può lavare, c'è un campeggio organizzato, un ristorante, dei caffè serali e... perfino un Hotel in muratura. Noi la aggiriamo più volte ma non la giriamo. Ci è sufficiente il vicino laghetto ed il tavolo al quale la mattina per colazione e la sera per cena ci ritroviamo seduti. Questo è un privilegio concessoci grazie alla conoscenza che Mirco ha maturato col gestore del caffè quale preziosa eredità dei raids precedenti. Alla partenza gli lasceremo molto volentieri alcuni piccoli doni in cambio della sua gentilezza ed ospitalità. Il dolore alla costola è davvero insopportabile quando non sono in moto altrimenti è... attutito dal suono del motore! Dopo aver organizzato il campo con tutti i conforti del caso ( tenda a 8 passi _ reali_ dal laghetto, in piano e all'ombra delle palme; sacchi a pelo già distesi con ricambio di biancheria intima garantito ) ci ritroviamo per il breafing della giornata. Decidiamo di dividerci in 2 gruppetti: io e Mirco, o meglio Mirco ed io, andremo in jeep a cercare di riparare le gomme distrutte; G & G si diletteranno sulle dune limitrofe. Giusto per non perdere l'abitudine, non si sa mai. In tal modo potrò approfittarne per far riposare la costola e più giustamente non lasciare Mirco solo: due è il minimo numero per garantire la minima sicurezza. Douz: rientro nella realtà, anche se relativa. Sempre in Tunisia del Sud, siamo! Con le gomme è un piccolo calvario. Giriamo un paio di riparatori: niente da fare. Infine ne troviamo uno che ci convince. Dopo un po' di manfrina riesce a ripararne almeno una, le altre ce le promette per domani. E domani sia. Opzioni? Zero, così funziona. Più divertente sarà comprare una gomma dal padrone di un piccolo ristoro ( Cafè Bir Soltane) sulla via del ritorno a Ksar Ghilane sorseggiando un tè caldo e parlando con lui in più lingue e mani. Dopo la mia contrattazione afferma con grande sicurezza che io ho sangue tunisino nelle vene. Ne è talmente sicuro che, anche dopo avergli mostrato il passaporto resta inscindibilmente della sua idea: "...tu es Am Keleni... io conosco, già visto. Tu famoso " E, Am Keleni rimarrà per sempre inciso nella sabbia del Sahara! Comunque l'accordo è questo: lui ha una gomma uguale alle nostre nel suo magazzino. Ed è vero! Incredibile ma vero. Nel magazzino, tra capre, montoni, materassi...di tutto e, generi vari...troviamo una Bridgestone esattamente uguale a quelle che montiamo noi, neanche nel magazzino centrale Europa sono così forniti: 1 unica gomma ed è la nostra. E noi che abbiamo penato per cielo e sabbia a trovarne una che almeno potesse andare! Carichiamo la gomma, se ci servirà e la vorremo tenere la pagheremo: domani però, con calma. Ne discuteremo di fronte ad un altro tè e comunque non soldi, solo beni in natura. La gomma non ci servirà poiché riusciranno a ripararci le nostre, era buona per davvero e, comunque Am Keleni, cioè io tunisino, gli regalerò il mio sacco a pelo quando l'ultimo giorno passeremo ancora per incrociare la strada del rientro. All'imbrunire, intorno alla fiamma dei pochi arbusti secchi racimolati ma comunque sufficienti per garantirci un ottimo fuoco quasi ogni sera, ognuno racconta le sue. G & G: " belle e' dune, morbida a' sabbia e du' botte, aho ". Meglio riposasse!” Io e Mirco: " carina Douz, buono il cous-cous...gomme riparate per domani, ottimo il thè alla menta e...abbiamo una gomma in più, forse....comprata, sempre domani! Ad ognuno le sue e..via a fare il bagno nel laghetto. After shave: domani tutti a Douz! 8° giorno: 27 Aprile - Ksar Ghilane - Douz Andata per la corda di dune che prima costeggia il forte e poi...non si sa. Tanto c'è Mirco, e allloraaa... si va! Dune, dune e poi un bellissimo " pistone " bianco. Ma bianco nel vero senso della parola. Il fondo è quasi tutto di cemento indurito nel tempo dalle piogge. Nei tratti sabbiosi navighiamo ormai col piglio degli esperti, mentre sul resto del pistone letteralmente voliamo!!!! Arriviamo a Douz dopo un 100inaio di Km, leggermente provati ma felici come bambini. In verità questo ci è capitato praticamente alla fine di ogni giornata, ma al bello non ci si fa mai l'abitudine. Eppoi ogni giorno è diverso, ogni volta è diverso, ogni gioia è diversa. Ritorno per la strada asfaltata prima ( ci fermiamo solo ad aiutare un indigeno che aveva bucato ) e per la pista tradizionale poi. Tradizionale perché ci passano tutti, o quasi. Restituiamo la gomma al padrone che, un po' deluso ci offre un tè. Con tutte le volte che mi ha visto ormai sono quasi un parente! Breafing serale: con oggi abbiamo finito, domani si torna a casa ( Gabes ). Un pò tristi un po' felici facciamo i piani per i preparativi e...tac una voce incredula nel silenzio assoluto: ma, ma, ma... ma domani è il 28 non il 29....abbiamo ancora un giorno....ci abbiamo messo un giorno in meno del previsto a fare il giro...ma siete sicuri? Siiiiiiii. All'improvviso un lampo: qui il satellitare è fondamentale ma non ti dice che giorno è. Quello te lo dice l'agendina di carta o i conti fatti con la matita. 9° giorno: 28 Aprile - Ksar Ghilane - Timbaine e ritorno Felici come Pasque ci alziamo e prepariamo la giornata: Timbaine. Al ritorno la chiameremo " Timbaine andata e ritorno per l'inferno ". Temperatura media 45°_50° all'ombra...190 Km di dune e sabbia, sabbia e dune, dunette e terreno infimo e ancora dunette. All'improvviso un segnale di un cafè! Cafè per modo di dire. Meglio un tunisino che in mezzo alla pista di collegamento vende thè e coca cola. Noi ci fermiamo solo al ritorno. Grazie amico di esserci. Ah Timbaine, unico vero rimpianto della mia Tunisia. Rinunciare alla moto, credo però sia stata la decisione più giusta.
Sahara significa anche questo. Sarei stato di impiccio agli altri e avrei rischiato troppo la costola già malandata. Per una volta faccio il turistone a fianco di Mirco. Così è l'Africa. Mi costa però, se mi costa; ancor oggi mi costa. Attraversiamo la porta del deserto. Sembra sia il confine tra locale civiltà e deserto. Non capiamo la differenza: tutto intorno prima e dopo è solo deserto. Comunque se questa è la è porta del deserto...si va per il deserto! Timbaine. Sulla duna più alta ci siamo solo noi. All'improvviso, dal nulla spunta un uomo del deserto. Parliamo, non so in quale lingua ci scambiamo pane ed acqua...si siede qualche minuto insieme a noi, e poi ognuno per la propria strada: lui nel nulla a piedi, noi con i nostri mezzi. Ancora oggi nessuno di noi è riuscito a decifrare quella umana presenza in quel luogo, in quel giorno, ai confini del mondo. Noi sicuramente eravamo lì. Lui pure. Grande incazzatura di Mirco causata dalla momentanea " sparizione " dalla zona di controllo di uno dei due G e, per qualche minuto, eternità percepita, spavento dei restanti tre. Poi tutto ok, ma meglio non distrarsi e stare uniti, sempre. Incontriamo un gruppo di 5 fuoristrada attrezzati. Per un po' viaggeremo con loro, poi andranno avanti, li ritroveremo all' inizio della corda di dune che separa la piana antecedente la successiva prima di Timbaine, quando, dopo una attenta ricognizione, ritorneranno sui loro passi. Noi 2 moto ed un fuoristrada passiamo, loro no. Vedo G & G veramente provati, io con quella costola non credo ce l'avrei fatta o sarebbe stato veramente rischioso. Giusta decisione anche se amara e sofferta. Sahara docet. Timbaine, però! Ultima sera nel mondo semi_abitato: tutti sani, o quasi. Felici, si! E festeggiamo con le ultime scorte di Tavernello. 10° giorno: 29 Aprile - Ksar Ghilane - Gabes – Tunisi Si torna. Carichiamo la mia moto sul carrello emergenziale, una propaggine della Toyota che Mirco e Roberto hanno inventato la notte prima di partire. E' qui che temevo fosse caricata il Ktm 400 se non fossi stato in grado di guidarla nelle sabbie della Tunisia (e un po' di Algeria, ma era la linea di confine e nessuno _ a parte noi _ lo sa ). Ora la moto può degnamente salire sopra ed io sulla Land Cruiser. G & G dovranno sorbirsi anche la tappa di trasferimento fino a Gabes in moto. Mi sento un privilegiato, lo sono. Gabes. Da qui siamo partiti e qui siamo tornati. Se all'andata la vestizione era stata un rito scaramantico, ora è quasi un simbolico denudarsi. Denudarsi per rimettere gli abiti di sempre e lasciare qui, insieme ad un po' di sabbia, una piccola o grande parte di noi. Il deserto più ci ha dato che tolto. Di nuovo tutti e quattro in auto, le moto sul carrello. Serata in albergo, doccia e cena con pregiatissimo vino locale. Pensavo: in 10 gg quante docce ho fatto? Sicuramente un paio. Una alla partenza e... un'altra al ritorno, più quelle intermedie? Boh! Ma non mi sono mancate e per uno che è sempre sotto l'acqua ben significherà qualcosa, o no? 11° giorno: 30 Aprile - Tunisi - Verona Non è facile separarsi dopo 10 giorni in simbiosi, ma questa è una delle piccole verità che abbiamo imparato quaggiù. Poche parole una stretta di mano e, loro all'imbarco io in aeroporto. G & G dovranno arrivare a Roma in moto dopo 24 ore di traghetto. Io solo un cambio di aereo. Preferisco quest'ultima soluzione, potendo. Aeroporto di Verona, casa. Eccole: mia moglie e mia figlia. Sono felice di rivederle e riabbracciarle anche se già mi mancano i compagni, la " mia " Ktm e il Sahara; ma la mia vita è qui, qui sono i miei affetti e lo scorrere del mio tempo. Una promessa però: ragazzi ci rivedremo, Africa io ci torno. Conclusione Gennaio 2004. Con i miei compagni ci sentiamo ancora: prima promessa mantenuta. Il deserto è là e, come ha atteso migliaia di anni prima che io potessi percorrere una insignificante distanza in lui, non si preoccupa per la mia assenza di qualche mese. Alla seconda promessa sto lavorando... età, famiglia, tempo e volontà. Grazie G & G per aver "aspettato e rispettato" uno stradista come me. Grazie Mirco, se torno laggiù lo vorrò fare con te e la tua splendida Ktm 400 Africa. Grazie Erg orientale per avermi concesso il privilegio di correre sulla tua sabbia ancora immacolata.
Il motto della spedizione : "e allloraaaa" di Mirco, buono in ogni occasione, anche quando non c'entrava una mazza.
I regali per casa: un fermacapelli berbero, alcune punte di freccia, un pugno di sabbia. Verona, Gennaio 2004 Am Kelen Partecipanti & guida: Giampiero, Honda 650 HRC Gianluca, Ktm 450 Roberto, SP Ktm 400 Mirco Bettini, Toyota Land Cruiser HDJ 80 |