XVI Ezberg Rodeo


23/26 giugno 2011
Gara di enduro Extreme a Eisenerz Austria

Dopo l'edizione del 2010 a cui hanno partecipato Mirco Bettini, Maurizio Trovanelli, Stefano Biavati e Miria Amadori il Rally Team Azzurrorosa con 15 piloti/soci non poteva mancare all'edizione 2011 di una delle più pazze gare sul panorama mondiale 1500 pilotial via, 14 KM di prologo da fare 2 volte, uno SPETTACOLO!!

Questo il racconto di Roberto.

Che strano trovarsi di nuovo nella normalità.
Qui, nel mondo normale, le motociclette hanno le marmitte, hanno un’altezza per cui ci puoi stare seduto e non arrampicato, le motociclette hanno gomme lisce o quasi, sono pulite e le automobili tendenzialmente tentano di schiacciarle. Nel mondo normale per andare da un posto all’altro ci si chiede qual è la strada. Appunto. È proprio questa la differenza più importante, la strada. Disegnata da altri, decisa da altri, con le strisce bianche che ti dicono cosa DEVI fare. Tutto normale, no?
No.
No, perché esiste un posto dove tutto questo è ribaltato, stravolto da una mentalità che non riconosce i limiti della fisica e dell’urbanistica. Un posto dove i confini e i muri non sono dei limiti entro i quali muoversi, ma ostacoli da superare per il puro e semplice gusto di farlo. Tutto questo senza che mamme, nonne o vigili urbani possano impedirtelo o anche solo consigliarti di non farlo, anzi..
Un passo indietro, due mesi fa mi chiama Miria :"C’è un posto all’Erzberg, Vieni?"  Tre centesimi di secondo per ragionarci… YES! 
Inizia lo scambio di mail con Alberto di Desertwins, l’organizzatore del gruppo italiano. Dove, come, quando, perché, mangiare, dormire, accompagnatori..Alberto spiega tutto a tutti, con chiarezza e semplicità.
Arriva il numero di gara, arriva la cartina con il percorso da fare per raggiungere la grande  cava. 
Noleggio un furgone, “Chilometraggio illimitato signore?” dico: “si, non si sa mai.”
Lascio un pensiero su Facebook.  1000 chilometri di andata e 1000 di ritorno per 13 minuti di gara, è solo un pensiero, ma è l’essenza del senso di libertà che provi quando il tuo buonsenso tenta di convincerti di qualcosa e tu con lo stereo al massimo del volume non tenti minimamente di ascoltarlo. I mille chilometri volano via, macinati dalle ruote del furgone blu. Arrivo alla cava, Mirco come al solito mi riceve, viene a prendermi all’entrata e mi accompagna nello spazio che ha tenuto per me, non è solo dovere di organizzatore.

Appena arrivato ai piedi della cava inizia a piovere, e pioverà sempre… Mi ricorda qualcosa…
Parcheggio, saluto tutti, Miria, che non farà la gara per via di un ginocchio che fa capricci proprio ora.. Il mio amico Alessandro, lasciato a Cagliari nel viaggio di Pasqua.
Rinaldo, che oltre a produrre dei rutti spaventosi, è anche un ottimo amico, pilota e meccanico… sempre gentile e disponibile. Negli occhi, come del resto in quelli di Mirco, si vede chiaramente che la passione per le moto non è stata scalfita dal tempo.

E poi Tito, con la ragazza, Francesca, che vuole, che lui vada in moto, che dorme con lui nella tenda al freddo nel fango… e che è pure contenta.
I fratelli Stefano e Maurizio, simpatici e disponibili, che tra simpatiche bestemmie (non me ne vogliano i pudici) e battute hanno tenuto alto il morale di tutti.
Stefano Biavati, che ha aspettato, nel prologo, che arrivasse Rinaldo per prendersi a sportellate.
Lo staff della rivista L’Endurista. Fabio con la sua Kawa verde. Incontrati alla frontiera con il loro inconfondibile furgone. E poi vecchi e nuovi amici del gruppo, affiatati e simpatici. 
Sicuramente tutti con i loro problemi, ma tutti quanti lasciati a casa.
Intanto Piove.
Vado a completare l’iscrizione. L’organizzazione è praticamente perfetta, adesivi, foto, trasponder.
È tutto perfetto. Sono un po’ duri. Ma immagino che non sia un gioco tenere a bada questa banda di scalmanati. Anche durante la gara l’organizzazione si dimostrerà rigida e efficiente.
Cena nel tendone organizzato da Alberto, qualcuno si lamenta, ma io credo che sia difficile fare di meglio, mangiamo bene e in abbondanza.
L’atmosfera è quella che si deve respirare nelle tende accoglienza dei terremotati, ma la differenza è che noi ci stiamo divertendo. Il fango e le pozzanghere messe lì apposta dall’organizzazione contribuiscono a creare l’atmosfera di dopocatastrofe. Anche in questo sono stati perfetti. Non è poi così difficile riderci su. (almeno per noi) Dopo cena, chiacchiere…. Le stesse (immagino) del bivacco nel deserto, ma qui a differenza fa freddo e piove, ma il calore, quello che conta, lo fanno le persone.
Vado a letto dormo poco, sono inquieto per il contesto e per la gara. La mattina ci saluta con la pioggia. Colazione e stivali.
Alle 10 si parte tutti insieme, alle 10 e 20 siamo tutti all’entrata della prima gara, il prologo, siamo gli unici a rispettare la fila, alla faccia di chi dice che gli italiani sono furbi. Dopo due ore di prepotenze da parte di piloti di ogni nazionalità arrivo alla partenza.
Sono solo, davanti a me il cancello, salgo la rampa, il semaforo a destra, una ragazzina sorridente a sinistra. Trenta secondi. Verde. Apro, cambio, freno, curvo… cerco di ricordare i consigli di Mirco.
Pietre, buche, salite, pozze d’acqua… Con la coda dell’occhio vedo la moto di Ale ferma al bordo del percorso. Quasi venti minuti di adrenalina, staccate, derapate… tutto è lontano anni luce. 
Avevo detto che avrei fatto una passeggiata… Passeggiata un ca…. qui si corre!Durante il percorso il paesaggio cambia, pietroso e duro all’inizio, verde e scorrevole alla fine.
Taglio il traguardo vivo, avrò rischiato la vita una decina di volte.
La gomma anteriore nuova che Mirco ha consigliato e montato sul mio GS è stata provvidenziale. Arrivo al traguardo, una ragazza con la penna ottica registra il mio arrivo.
Passo oltre… mi guardo intorno. È il paradiso, faccio le foto, la guida mi dice che dobbiamo andare via. Ogni venti moto raccolgono i piloti e li accompagnano (o meglio li scortano) al campo.
La strada del trasferimento è meravigliosa. Provo a fare qualche foto, ma proprio non ci si può fermare. Torniamo al campo.
La moto di Ale la recupereremo più tardi, dopo che l’ultimo pilota avrà tagliato il traguardo.
Arrivo ai furgoni. Qualcuno ripara qualche piccolo danno alla moto. Si respira aria di passione…
Miria cucina per tutti un buon piatto di pasta. Siamo tutti affamati, per la gara ma soprattutto per l’attesa. Sotto queste tende ti senti veramente a casa.Dopo pranzo andiamo a fare un giro per la cava, Gio Sala ci accompagna e ci divide in due gruppi, poi ci lasciano scorrazzare qua e là in una specie di parco giochi. Mi accorgo di una cosa… il livello qui è altissimo, vedi fare cose marziane con una facilità che te le fa sembrare semplici.
L’importante è non provarci. Anche perché scopri che quello che ha fatto quella salita lì si chiama Stefan Everts.
Torno al campo, doccia, accompagno Ale e Mirco a prendere la moto abbandonata sul percorso. Portiamo una camera d’aria, la ruota del vecchio GS si smonta in due minuti, la gonfiamo e via. Diamo un passaggio ad un povero fotografo con qualche decina di chili di attrezzatura che non smette di dirci grazie.
Cena nella accogliente tenda predisposta da Alberto.
Sosta sotto i Gazebo di Azzurrorosa. Caffè, grappe, calore di un bellissimo pezzo di Italia spostato di mille chilometri .La semplicità di una Moka e del vino fatto in casa, dei rutti di Rinaldo e dello sfottò di Stefano. Tutti a letto.
Il giorno della seconda gara piove.
Alberto ci promette una maggior attenzione al nostro gruppo per la partenza, dobbiamo solo restare uniti, ma la pioggia ci disperde ed i suoi sforzi sono vani. Partiamo di nuovo sgranati dopo un’attesa di due ore, stavolta è tutto diverso. Stessa rampa e stessa signorina. 

Ma il semaforo s’è rotto (succede anche qua). È lei a darci il via.
Salgo, parto, il percorso adesso lo conosco, anche se il passaggio di oltre duemila moto lo ha reso molto più duro. Le buche sono enormi, profonde e secche, per un attimo temo di rompere tutto, ma poi l’agonismo ha la meglio sulla cautela! Seguo la pista, mi ricordo cosa c’è dopo la curva o dopo il dosso e posso tenere aperto, arrivo alla fine e sono contento. Il trasponder letto dalla penna ottica all’arrivo. La pace dopo 20 minuti di derapate.
Torniamo al campo scortati dalle guide. Gli altri sono partiti dopo, e arrivano mano mano.
Pranzo tutti insieme, vino caffè…  In fondo cosa altro ci vuole per essere felici?
Questo è quello che di resta dopo un fine settimana passato dentro la più grande cava d’Europa.Ce ne saranno altri, sono sicuro, e ognuno resterà scritto nel cuore tra le cose belle della vita.Quando vado via i ragazzi mi aiutano a fare manovra, mi dispiace lasciarli e sento che sono dispiaciuti che io vada via… Tutti amici, anche se ci siamo conosciuti da poche ore.Nel viaggio di ritorno ho tempo per riflettere e per ricordare. Ripasso i momenti passati con il gruppo. Alle risate e alle prese in giro. Scorre il percorso, penso a quella curva… se riuscissi ad allenarmi un po’ di più…Piano piano i cartelli stradali indicano città dal nome familiare, Milano, Bologna, Firenze… volano così i mille chilometri che mi portano a Roma.Arrivo a casa.
Mi affaccio dal finestrino, vedo la mia immagine riflessa dall’enorme specchio del furgone, sorride…

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