Libia... Akakus e i laghi


ottobre 2007
Racconto di Roberto De Simone

data: 27 ottobre 10 novembre 2007
Paese: Libia
Tipologia: Fuoristrada moto
Km percorsi: 4.500 Full-Drive
Km percorsi: 3.000 Fly & drive
fotogallery

PROMESSA (30.04.03) e CERTEZZA ( 03.07.07)
Nella strada del ritorno verso casa una telefonata, un brivido freddo,una certezza.
Io laggiù ci torno, nonostante i dolori
nonostante l’età , nonostante le botte
Comunque, Io laggiù ci torno.
Stessa moto, stessa guida, sabbia diversa.
E Lei questa volta al mio fianco, forse capirà.                                                                                                 Am Keleni

Valli del Pasubio 12.12.2007
ho iniziato a scrivere, sembra proprio che ci sia un 12.12 nella mia vita dal primo che io ricordi : quello del 1979.

Sabato 27 e domenica 28 novembre : Verona­_Venezia_Vienna_Tripoli.
La bimba ( mia figlia , anni 13 ) è posizionata , santi zii. Gli zaini sono pronti, la macchina c’è : dormiamo, i giochi sono fatti. E’ la prima notte da qualche mese a questa parte che dormo tranquillo di un sonno profondo. Ci siamo , l’attesa è finita, la preparazione fisica molto approssimata …..quei maledetti dolori alla spalla mi hanno bloccato sia fisicamente che psicologicamete,. Fortuna quelle 5 sedute fisio-terapiche decise all’ultimo minuto. Sono state una manna, venerdì l’ultima ed il fisioterapista con una sootile vena di humor : “ per partire sei pronto, più o meno, vediamo al ritorno ! In bocca al lupo: sarà Libia.

Domenica 28 nov : Tripoli aeroporto.
Mia moglie un po’ nervosa perché la coda non scorre : è ancora sotto stress manageriale occidentale. Non ha ancora compreso : qui è un altro mondo, prima o poi capirà. NO non capirà mai, ed al ritorno ne sarò certo, ma almeno una certezza ferma nei suoi confronti ora ce l’ho. E’ stata brava , anzi meravigliosa. In coda mostra il passaporto , parla Inglese ed a volte riceve con risposte in libico : che meravigliosi dialoghi , chissà cosa si dicono. Certo 20 anni di convivenza con me le hanno fatto bene ! Comunque siamo a Tripoli città.

Tripoli : con i suoi palazzi stile fascista mi ricorda Spezia. E’ Duce-sca stesse case, stesso lungomare, stesse vie. Un altro mondo una altra lingua ma un po’ casa mia. Strana sensazione : Spezia e Tripoli : casa mia. Tripoli, bella , medio-orientale uguale a tutte le altre città del raggio ma con una sua personalità ben identificata e dal nobile passato coloniale anche se qui lo rinnegano eppure guardi in alto e ne vedi le vestigia , cammini e i tombini dell’acquedotto riportano nome e cognome italiano. Ti fermi e trovi un arco romano….beh l’impero lascia i segni : Leptis Magna , Sabhra……chissà che qualcuno non avesse ragione . Col senno di poi non con i governi di oggi.

29 mattina Leptis Magna
Semplicemente meravigliosa : nobili resti romane nel blu più profondo del Mediterraneo. Se Roma è caput mundi,  Leptis ne è degnissima figlia . Roma è indescrivibile , Leptis da non perdere. La differenza la fa il mare , il blu e quella sottile linea di confine tra mare e cielo. Alzo gli occhi verso l’orizzonte e sento, sento lo stesso mare in cui ho pregato il mio viaggio in Libya quel giorno con la spalla fuori uso, quel giorno di sempre dentro al mio guscio ma da solo come spesso mi accade nei momenti decisivi. Davvero quel maledetto dolore alla spalla mi ha fatto tremare , incombente come lo spettro della rinuncia . Ma gli Dei sono con me e quello della moto in particolare lo dimostrerà. Mia moglie è estasiata e ne sono felice, averla qui è gioia , gioia pura anche per me a 20 anni dal nostro primo incontro…..
Tripoli di ritorno e areoporto. Napoli, Roma , Milano e Catania insieme a Palermo nelle ore di punta sono nulla in confronto a Tripoli. Parigi , New York nelle ore di punta dei giorni topici sono scherzi da ragazzi : il caos in ordine sparso dentro un ordine che rasenta la perfezione, ingorghi , polizia , urla e folli corse. La differenza sono le auto : non una nuova, non una non ammaccata, di un’altra epoca con e senza freni ed una unica legge : chi va più forte o urla di più – tutti suonano il clacson per cui c’è parità di condizioni – ha diritto di transito: dove e come non importa ma transita. Devo ammettere che dentro quell’auto , non mi ricordo ne modello né anno né colore mi sono “ cagato un po’ sotto”, ma l’autista sembrava avere il controllo ed allora ……ho pregato e basta. Tanto prima o poi…meglio poi ed in terra madre, però. Libya, Africa, è anche questo : è come in allenamento ci si prepara dentro al caos per affrontare il silenzio più puro.

29 pomeriggio e 2 giorni successivi.
Arrivo all’aeroporto degli altri aviotrasportati – “Pugnaloni“ non trova il bagaglio , ma per quello che servono qui è meglio così, meno bagaglio si ha meno fatica di carico-scarico si fa. Breve saluto , veloce reciproca conoscenza ed attesa e poi folle , assurdo , pazzesco splendido : 1200 Km dentro ad una cosa chiamata pulmino con un motore, 4 ruote e velocità supersonica con punta massima di 90 Km/h al rumore di una turbina da transatlantico anni secolo scorso ! Eppure anche questo è il fascino di questi posti : 1200 Km con pernottamento in hotel 3 stelle / 4 scarafaggi e 2 materassi rigorosamente sporchi ma di uno sporco non comune uno sporco 5 stelle per arrivare alla base di partenza dell’avventura nella sabbia. Ah , scordarsi la doccia nell’hotel 3 stelle non è compresa ci sono già tutti gli altri comfort la doccia no. Comunque un tubo con un terminale a forellini e dell’acqua che scende realmente ci sono : il problema è che solo uno – io – avrà il coraggio di bagnarsi lì sotto prima di partire per l’imbarco di ritorno. In aereo si sale puliti, per Bacco. La giacca della moto“ inzuppata da 10 giorni di sabbia e fatica”, quella no . Quella è il simbolo, la prova del viaggio. Tutti gli altri preferiscono le salviette umidificate della civiltà occidentale e saranno più puliti e profumati dei me, però vuoi mettere la doccia !
In ogni caso : tutti a fare gli schifettosi ma alla fine tutti a letto anche se nessuno dorme solo per colpa dei russatori non dell’hotel e della sua cucina – polletto fritto e verdurine prima stagione , ottimi entrambi  !!!!!  E qui si impara la prima lezione della compagnia : meglio le 3 stelle libiche che il russare italiano. Nota di precisazione : per tutto il resto del viaggio sarà fondamentale sapere con precisione per il buon esito della notte sapere prima dove dorme o pone la tenda “ certa gente che russa, sorry che “tornada/uragano“ in modo da porsi sempre sopravento e molto ma molto distante. Sai com’è !
Durante la notte ricongiungimento con il gruppo proveniente da Tunisi con le auto, carrelli e moto . Fortunati loro dormiranno tutte le 4 ore perché ospitati nella dependance, lontano dal “ tornado “.
Rovescio della medaglia : in pulmino, se così lo vogliamo nobilmente chiamare, stanchi della notte  si dorme e ci si ferma solo ed esclusivamente per i bisogni fisici. I restanti Km di una strada diritta come un fuso appaiono così in sogno meno diritti : secondo me quando hanno fatto l’unica curva dei 1200 Km si sono sbagliati !

1_2_3_4 novembre : 4 giorni in Akakus
Non serve prenotare lo Shuttle, basta arrivare dentro l’Akakus e percorrerlo. Qui è Luna , è Marte , è un altro pianeta. E’ preistoria , la storia dell’uomo fino al sorgere della vita.
E’ Akakus : meravigliosoimmaginarlo quando era foresta, meraviglioso immaginarlo quando era Savana , meraviglioso oggi che è sabbia e roccia . Un misto difficilmente immaginabile. Se pensi al deserto vedi la sabbia, le dune , l’infinito orizzonte , il nulla . Se vedi L’Akakus non dici è deserto , pensi che sia l’origine e poi ….il nulla e fai campo, la sera. Non serve capire , basta seguire i sensi , scatenarli e seguirli insieme all'immaginazione. Ieri era Savana, oggi è Akakus e tu ci sei dentro. L’alba della vita oggi è polvere e roccia , sabbia e immenso blu , di giorno e la notte è via Lattea . Alzi gli occhi al cielo e lui si posa su dite. Ci sei dentro, sei un granello vivo nella divina infinità. Qui Allah, Dio o Maometto non fanno differenza : ognuno ha il diritto di pregare il proprio dio e Lui ti sente. Qui ho pregato inginocchiato come allora, alla fonte madre nell’Erg tunisino 4 anni fa, qui ho pregato, qui ho pregato oltre i confini della umana religione. Qui ho pregato ringraziando il mio Dio per ogni Km corso volando sulla sabbia più pura, nelle piste tracciate o ancora vergini, sopra un deserto di pietre o nel polveroso fesh fesh che non ti lascia respiro altrimenti sei giù. Qui ho guidato nel più profondo silenzio, qui ho guidato nel profondo dell’io. Akakus non solo sabbia !

4 novembre pomeriggio.
Quando meno te lo aspetti , ti rilassi e fai una cazzata. Giù a terra ! Ma il Dio della moto non ha voluto che mi fracassassi come avrei meritato. Una “cazzata“ , un attimo di rilassamento e il Sahara ti castiga. Nel deserto ci si controlla a vista , ma non serve controllarsi in corsa anche se guardi prima lì davanti :un sasso color sabbia è un sasso non è sabbbia e così volo. Ma un volo che più volo non si può , una botta che più botta non si può , un “pirrrrla “ che più pirla non si può ed un Dio che più  Dio non si può. Ma lo capirò domani nel frattempo botta tremenda nel fuori pista veloce !!!
La sera visita medica, sane punture di antidolorifico e Muscoril , un paio di pastiglie, crema a volontà e ……speriamo per domani. Fortuna vuole che domani sono 480 Km di puro asfalto e si carica la moto sulla macchina di assistenza………ma domani capirò perché. Comunque dormo.

Domani 5 novembre.
Una sosta , dal nulla dei campi appare un giovanissimo “mercante“ , apre il suo panno a terra , dispone la sua mercanzia e prova a venderci le solite cose. Nessuno è interessato a comprare e lui per un po’ si dispera, si agita . Poi, rivolgendosi a me, farfuglia qualcosa un paio di volte, timidamente estrae dal sacco un fagotto blu, lo scioglie e …..compaiono strane statuine , animali africani….una culla ed un bambino : incredibile è un presepe cristiano. Un presepe cristiano nella più profonda terra mussulmana ! Cosaaaa…? Quanto vuoi, quello si !
Ho comprato un Presepe Cristiano nella più profonda terra libica ! Anzi lo ho barattato, dopo una accesa e ripetuta contrattazione, per la mia torcia da testa e 10 dinari. Lo avrei comunque comprato a qualsiasi prezzo, anche folle e se oggi fossi stato in moto, vista la dinamica della sosta, probabilmente non lo avrei visto come è accaduto ai miei compagni in moto ma, IO ero sulla Toyota pick up, rotto e mezzo zoppicante, potevo permettermi un po’ di tempo in più ed avevo spazio per un piccolo, insignificante, immenso bagaglio. In viaggio col presepe nelle mie mani  rispettosamente ho chiesto ad Ebrham : posso pregare il mio Dio che ieri mi ha protetto ed oggi mi ha concesso questo? Ebrham con un meraviglioso sorriso, condividendo appieno la mia gioia mi ha semplicemente risposto : Roberto ognuno nell’Erg ha il diritto di pregare il proprio Dio , chiunque Egli sia. Io non parlo arabo , Ebrham non parla italiano. Abbiamo conversato per tutto il giorno e nel momento topico della preghiera ci siamo capiti. E allora perché se noi ci siamo capiti, lingua , religioni e culture diverse anzi avverse - come ahime ci insegnano – non possono capirsi anche altri uomini ? Denaro non religione, potere non altro. Il pezzo di stoffa blu dove era incartato il presepe è ora a casa mia. Il presepe a mio avviso originario di qualche paese africano, dei nostri ha infatti solo le 3 figure chiave della natività, poi tutto il resto parla Africano è a casa mia la mia insieme al sorriso di quel giovane ragazzo che mi ha concesso questo splendido dono. Partendo, seduto nella Toyota con in mano il mio pacchetto blu ho incrociato ancora una volta lo sguardo del  giovane mercante, gli occhi di entrambi sono corsi al cielo e le mani in un ultimo felice saluto : entrambi avevamo ciò che volevamo e lui aveva capito che il compratore era quello giusto.

6 Novembre : i laghi e Roberto
Nulla se non sabbia, dune , sabbia, dune e sabbia. Poi il lago . Nulla per gli uomini, nulla per il Creatore , nulla per nulla. Per telefonare in Italia dal grande lago e parlare 1 minuto basta 1 dinaro. Per sciare dalle alte dune che costellano il grande lago bastano degli scarponi, un paio di sci e delle racchette. Anche questa è Libya. Anche questo è deserto, anche se questo tratto è certamente un po’ più turistico, ma del resto siamo a circa 30 km dall’asfalto di collegamento.
Il percorso che porta ai laghi e poi fuori dai laghi incarna la 5° essenza del deserto : quando ti parlano di deserto e tu lo immagini, chiudi gli occhi vedi solo sabbia, dune, sabbia, dune e un’ oasi ricca di acqua e palme. Ebbene il percorso dei laghi è “questo“ deserto . Se l’Akakus è Marte , i laghi sono “il deserto“ per eccellenza nella nostra immaginazione, sabbia e nulla più . Se l’Akakus è Luna i laghi sono il deserto dove l’oasi è vita e la vita è l’oasi, il lago non è miraggio ma sale. All’ombra delle palme ogni dattero è forza , ogni goccia è vita, ogni uomo è sé stesso e nulla più. Oggi noi percorriamo queste distanze aiutati dalla moderna tecnologia ma fino a qualche anno fa erano cammelli e uomini a dominare il tempo, ma il Sahara è sempre lo stesso e la forza è sua : nessuna illusione, è lui il padrone : sempre.

Ce lo dimostra nel tardo pomeriggio. In un passaggio ordinario, dopo aver assaporato la infinita bellezza del deserto più puro , a pochi Km dal campo della sera “uno di noi“ cade e ……il Dio della moto si fa vivo per la seconda volta. Arrivo un attimo dopo , appena superata la cresta “Roberto“ per terra, faccia nella sabbia braccio allungato in avanti…..e Nico su di lui con gli occhi sgranati. Claudio poco più in là. Ho parcheggiato la moto nella sabbia , mi sono avvicinato a Nico , uno sguardo ed ho capito. La preoccupazione è enorme , la tensione pure, arrivano gli altri e ognuno di noi fa esattamente ciò che avrebbe dovuto fare . Non una parola di più, non un gesto superfluo e il più veloce avanti e indietro da collegamento con il gruppo delle auto per portare lo zaino medico ed organizzare il recupero : 3 volte su per le dune, altrettante giù per quei pochi, infiniti Km senza tempo che ci separano dalle auto . E intanto cala la sera : è buio. Alla luce dei fari con il supporto incommensurabile di Fabio e grazie a Fabio siamo al campo, tutti noi. Anche Rinaldo e Mirco che hanno recuperato la moto di  Roberto sono al campo. La Toyota del “capo guida“ lascia il campo nel buio più profondo per Sebha , l’ospedale più vicino a 90 Km da noi : 30 di sabbia e 60 di asfalto.
La “conferma“ che sarà una botta, una gran brutta botta arriva a notte fonda. Al campo non c’è nessuna voglia di fare festa. Facciamo campo e basta. Alcuni si raccolgono intorno al fuoco delle due guide Tuareg rimaste con noi, gli altri si ritirano nel proprio sacco a pelo. Ed al risveglio ancora la conferma che è una brutta botta e ci vorrà tempo e pazienza ma nulla di grave. Grazie Dio, chiunque tu sia. Stanchezza , fatica , un attimo di rilassamento : nel bene e nel male questo è l’Africa questa è la Libia questo è il deserto questa è la sabbia, sempre diversa ed uguale, uguale e diversa ogni volta , ad ogni Km ad ogni angolo. Ormai tutti siamo consci che la Libya è fatta, domani gli ultimi 30 Km di sabbia ci separano dall’asfalto del ritorno. Io ho deciso : li farò insieme al mio amico Ebrham nel suo pick up provando l’ebbrezza altrettanto bella del fuori strada in auto. La moto però è una altra cosa. La KTM 400 è sulla macchina di assistenza, coincidenza Africana ? Esattamente come l’ultimo giorno della Tunisia e come allora fu la decisione più giusta anche oggi la mia decisione di finire così. Rinunciare è quasi sempre più difficile di andare, soprattutto se ti senti, sai che saresti andato in tranquillità, ma è stato giusto così . Del resto finisco esattamente dove avevo iniziato : moto sulla macchina di Mirco in Tunisia, una promessa , stessa moto sulla stessa macchina in terra Libica all’ultimo giorno : promessa mantenuta. Libia fatta.

6 e 7 novembre : la strada del ritorno.
Stesso pulmino, stesso autista , stesso postribolo a 3 stelle , diverse poche ore di sonno : sono quelle del ritorno. Altri 1200 Km e stesso aeroporto, Tripoli. Un po’ di tristezza e preoccupazione per Roberto di cui però siamo certi che non è nulla di grave e questo ci solleva , non poco. Ci manca però. Al ritorno nel pulmino si respira una aria diversa come pervasa da quella avventura, quella storia, quella ricchezza dei 10 giorni in Libia . Ognuno di noi si porterà dentro la “sua Libia “ nessuna uguale nessuna diversa. IO anche un bellissimo ed estesissimo ematoma di un nero che più nero non si può e che, come dicono mia figlia tredicenne e mia nipote quasi diciottenne, farebbe il loro orgoglio : figo papà, figo ! fighissimo zio , lo voglio anch’io!  Io no .
La prossima volta….ah quella promessa a mia moglie in terra Libica !

8 novembre ore 9.00 si torna in ufficio.
Ho sognato tutto o  è vero ? Tutto vero, verissimo. Un pensiero , una veloce telefonata al nostro compagno che è ancora in Libya in attesa del rientro, ma tutto ok. Grazie ancora Dio della moto.

Regali e ricordi.
Il grande ematoma, collane Tuareg, uno splendido pugnale firmato dall’artista che lo ha forgiato,un braccialetto, tre punte rosse, un vecchio simbolo tribaico ed un pugno di sabbia.
Oltre a quei 10 giorni trascorsi insieme ai miei compagni di viaggio e la figura di ciascuno di loro.

Un particolare e sincero grazie
All'intero staff, a chi di esso è rimasta a casa, alle guide libiche ed alla KTM 400 Rally.

Mia moglie.
Fantastica , enorme la soddisfazione di aver condiviso con lei questa mia Libya. Da solo non sarebbe stata così bella ma con un unico rimpianto : speravo vivesse questa storia un po’ più spiritualmente, ma lei è lei . Per lei era la Libia, andava fatta. La abbiamo fatta, punto e basta.

Soddisfazione morale
L’essere riuscito a mantenere quella promessa fatta a fine Tunisia 2003 : se dovessi tornare nel deserto lo vorrei fare con te Mirco. Poi un eterno incommensurabile grazie a G & G. I miei due compagni della Tunisia 2003 . Senza il loro esempio e a loro  follia fuoristradistica tunisina non sarei stato in grado di godermi appieno la guida nel deserto Libico e di riportare il “culo“ sano e salvo a casa : tante volte li ho maledetti allora, più volte li ho benedetti oggi nella sabbia libica. G & G come un incubo : là davanti ed io che dovevo sempre aprire il gas….Robbe e vaiiii!
E’ così che sono “sopravissuto“. Seriamente, l’esperienza fatta in Tunisia mi è servita moltissimo : io di estradizione sono un asfaltista ed ecco perché ci dovrebbe essere sempre una “altra volta“ !

La prossima
Caffè al bar in una splendida giornata di sole e con traffico. La sera pizza con….mia moglie.

JJ
stanno per un paio di soprannomi che mi hanno affibbiato nel corso degli ultimi anni chi ha condiviso con me vita e lavoro. Julius C : ubi maior minor cessat. James B : never says never.
Chi vuole intendere….intenda.


                                                                                                       Valli del Pasubio Jan 08
                                                                                                      Am Keleni JJ  Roberto

 

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