Libia Capodanno 2001


22 dicembre 2000 - 09 gennaio 2001
Appunti di viaggio di Mirco Bettini ed Ezechiele
Viaggio organizzato da Sahara Dream

Miria Amadori - Ktm 400
Mirco Bettini - Honda Africa Twin 750

Non è facile raccontare un'avventura senza rischiare la banalità, ogni partecipante vive la "sua" avventura; approfitto quindi di Ezechiele, speleologo non più giovanissimo, che ha affrontato il viaggio come passeggero in auto e dei suoi preziosi appunti per raccontare questo viaggio a due voci, da motociclista (Mirco) e da turista (Ezechiele). Mirco Bettini.


23-24.12 2000 Rimini-Gabes (Mirco)
Quattro del mattino del 23 dicembre 2000 si parte da Rimini alla volta di Bologna, macchina piena di bagagli, tre moto sul carrello, quatto gradi sotto zero e riscaldamento rotto (se il buongiorno si vede dal mattino). A Bologna si travasano i bagagli e le moto, Miria rientra a casa per raggiungerci a Tunisi in aereo, non appena tutto è pronto si parte per Genova; io Stefano e Carlo motociclisti in auto con Roberto (l'organizzatore); Ian e Giorgio su Range Rover, Gianpaolo e Claudio su Land Rover 110, Giampiero e Federica su Land Rover 110. Incontriamo a Genova i vecchi compagni di avventura Piero e Gianna su Land Rover 90, l'altro motociclista, Andrea con Bmw 650 Dakar e gli altri due equipaggi auto, il  traghetto parte come suo solito in ritardo, il viaggio è comunque confortevole ma lungo, siamo al porto di Tunisi alle 22 del 24 dicembre, facciamo dogana ci incontriamo con Miria e gli altri aviotrasportati e via subito per Gabes che raggiungiamo alle tre del mattino.

 24.12.2000 Domenica (Ezechiele)
Partenza dell'aereo con un'ora di ritardo.
Si mangia, colazione all'ora di pranzo. Dal finestrino si vedono solo nuvole.
Arrivati, finalmente riusciamo a contattare Roberto, sono le 4,20 e loro sono ancora in alto mare, a questo punto ci fermiamo in aereoporto ad aspettare Miria che arriva da Roma alle 6,20.

25.12.2000 Natale in frontiera (Mirco)
Dalle otto del mattino alle cinque di sera alla frontiera libica a sbrigare pratiche per uffici e sopratutto ad aspettare ore i documenti di Miria sequestrati da un doganiere.
La sensazione che si prova a questa frontiera a fare una decina di pratiche diverse in luoghi diversi consegnando documenti ad uno sportello senza sapere da quale altro e a che ora usciranno, uno sportello che controlla ciò che ha fatto quello precedente, aggiunge un foglio e ti fa fare dieci passi; tutto ciò per ore e ore, con calma, senza innervosirsi, sempre con un sorriso sulle labbra ed un ringhio soffocato per non palesare il nervosismo; già, il nervosismo; i doganieri parlano solo arabo ma le imprecazioni le capiscono benissimo e sopratutto mancano  del senso dell'umorismo, non sono poche le persone che hanno trascorso più di un giorno in frontiera per avere fatto i "simpatici". Al fare del tramonto ci liberiamo dell'incubo della frontiera e decidiamo di accorciare la tappa e fermarci in "albergo" a Zuwarah.

25.12.2000 Ezechiele:
Buon Natale a tutti. Riassunto della puntata precedente.  Arriva Miria. Non riuscendo a contattare Roberto, andiamo al porto: finalmente uniamo tutto il gruppo. Partenza verso sud: si deve arrivare a Gabes. Durante il viaggio insperata sosta per il cenone di Natale:Omelette al pomodoro-Olive-Harissa-Focacce-Cotolette di agnello con riso, verza e patate-Panettone.l
Verso le 4 si arriva in albergo. La sveglia viene fissata per le 6.00, anzi alle 6 si dovrebbe essere nell'atrio pronti alla partenza. Faccio il testimone vero e dormo nella stanza di Luigi e Mariella accovacciato ai loro piedi.
Un'ora è veloce e passa in un attimo, nonostante la brevità del tempo delizio i coniugi con il mio concerto solista per russamento spinto. Rapida colazione e via. Ora siamo bloccati alla frontiera tunisina perché ci sono dei problemi con l'ingresso di Miria, nel frattempo sta capitando quello che si voleva evitare: una mega carovana di fuoristrada ci passa davanti e c'è ancora il confine libico da superare.
Divagazioni:
1. Mentre ero in aeroporto ho guardato alcune donne tunisine: sono carine però hanno uno sguardo triste ed assorto.
2. Lungo la strada guardavo le persone con gli abiti tutti impolverati, mi domando: anche se cambiassero abito tutti i giorni, come farebbero a mantenersi puliti con tutta la polvere ed il vento che la solleva? Frontiera con la Libia: ci si trova sballottati dalla burocrazia. Poi la Libia. Usciamo dal posto di frontiera alle 4 del pomeriggio.
Cambio di programma: anziché proseguire per altri 400 km ne percorriamo solo 60 e si va a dormire a Zouara con il proposito di alzarci presto domani. Prenotata la cena per le 19,30 che sono le 18,30 nostre. Partenza domani ore 6. Queste due giornate sono state accompagnate dalla musica di De Andrè e di De Gregori, quale migliore colonna sonora per iniziare il viaggio?

26.12.2000 Zuwarah-dirj-Bir Gazeil (Mirco)
Nel programma del viaggio, per "giustificare" il fatto che in Libia si dorma quasi sempre in tenda evitando gli alberghi, viene recitato: "meglio nel nostro sporco che in quello degli altri"; niente di più vero!! Dormiamo in sette per stanza, ed alcuni nel corridoio, chi nei letti chi per terra ma tutti nei nostri sacchi a pelo; i due bagni sono uno spettacolo difficilmente descrivibile e le lenzuola e i cuscini sono in stato di abbandono da molto tempo. Per il mangiare, anche se l'igiene è approssimativa, il gusto è sempre buono; insalatina, minestra piccante, e carne speziata, sono sempre gustosi e gradevoli, ma la vera chicca sono i panini, che si trovano in qualsiasi baretto, fatti con baguette sempre fresche e fragranti farcite con omelette e arissa (salsa piccantissima). Ci sono giornate in una vacanza che da sole valgono il  viaggio, e queste prime due giornate in Libia anche se sono trascorse più alle prese con problemi che altro ci hanno sicuramente fatto vivere esperienze uniche al di fuori di ogni canone turistico. Per la cronaca la giornata vede la partenza all'alba con 400 Km di asfalto, tappa a Nalut per visitare il vecchio "granaio" del paese ( una struttura ad alveare dove ogni famiglia conservava nella propria nicchia olio e grano) oggi in rovina; e 150 km di fuoristrada per raggiungere il pozzo di El Gazeil dove facciamo il primo campo del viaggio e ci gustiamo il primo tramonto nel deserto sempre suggestivo. El Gazeil era un vecchio campo militare Italiano con un bellissimo pozzo ora secco profondo 47 metri, come dice l'iscrizione in Italiano sulla pietra.

Ezechiele
Sveglia alla 6 del mattino. Colazione in albergo poi lungo nastro d'asfalto per arrivare qui. Passati Nalut con rovine dei granai, fatto foto ai bambini e non ai granai. Sosta al distributore per il pranzo: salame e formaggio. 2° sosta al distributore alle porte del deserto per posare il carrello, bere la pepsi (ho speso il mio primo dinaro libico). Iniziato il deserto rosso con un piccolo incidente: la foratura del Nissan. Deserto di sassi e non di sabbia, si prosegue fino al pozzo di El Gazeil.Trovato posto sabbioso per tenda. Cena con rigatoni panna e salsiccia.
Seguito cena: mortadella e formaggio senza pane perché Roberto si è dimenticato di comperarlo. Libidine massima: grappa al caffè. Come dolce la riparazione del pneumatico forato e sostituzione della sospensione del Land di Pier Carlo ( Volpe Rossa) con accompagnamento corale delle fanciulle. Repertorio: vario, dai canti alpini (tutti o quasi) agli anni 60.70-80-90 e chi più ne ha più ne metta.Contemplazione del creato e dormita.

27.12.2000 Bir Gazeil-Idri (Mirco)

Prima tappa interamente fuoristrada, lunga e faticosa e con un piccolo errore di navigazione che ci porta a raggiungere Idri per una pista che ha gli ultimi 100 Km di pietraia anzichè la sabbia; fioccano le forature ad auto e moto e raggiungiamo Idri a notte fonda con un'auto addirittura con il supporto motore rotto, ci fermiamo per la notte in un campeggio (africano) dove si tenta di riparare l'auto.

Ezechiele:
secondo la teoria la sveglia è per le 7, mi sveglio alle 7,20. Colazione con vento e al freddo. Vento che ci ha accompagnato durante la notte. Si abbandona Bir El Gazeil. Direzione di Idri lungo una variante della pista dei francesi. Ore 10.55 PM. Riassunto della giornata che qualcuno ha definito un mercoledì da leoni. Io direi, invece per quanto riguarda gli incidenti, una sfiga pazzesca. In ordine cronologico:
1. Pier salta malamente in una buca
2. Pier perde un fanale
3. Gian Paolo ha il suo primo insabbiamento
4. Pier perde acqua
5. Mirco fora la gomma della moto
6. Pier ha problema allo sterzo che si rivela come una rottura del supporto motore
7. Jan fora una gomma
itinerario della giornata: percorso n° 4 dell'Erg Oubari guida Goudini "Il Fezzan". Intervista a chi fora una gomma: prima impressione: sconforto, poi c'è l'abitudine a non avvilirsi più di tanto. Dieci minuti si cambia la camera d'aria. Si rimonta il tutto e si riparte. Mirco dice: "Fin quando ero in strada asfaltata volevo venire in auto. Abbandonando l'asfalto se ero in macchina avrei sparato ad un motociclista per rubargli la moto". A sera al campeggio di Idri, smontando il pezzo rotto viene confermata la gravità dell'incidente. È necessario smontare il supporto saldarlo a TIG non in opera. Durante la notte Robi tenterà la riparazione con mezzi di fortuna. Cena con fusilli al ragù e wurstel fritti. Dopo cena Roberto prova la riparazione ed io vigliaccamente vado a letto.

 28.12.2000 Idri-Sabha-Tekerkiba (Mirco)

Purtroppo la riparazione non è riuscita e decidiamo di rinunciare ad una giornata di fuoristrada per non abbandonare il  compagno di viaggio e in convoglio raggiungiamo Sabha su asfalto per lasciare Roberto e Piero (automobilista "sfigato") alla ricerca di un'officina per la riparazione e noi proseguamo sempre su asfalto per Tekerkiba, provando la sensazione di trovarci in una tempesta di sabbia; Il sole sparisce, la strada pure, lingue di sabbia invadono la carreggiata e il vento fa penetrare la sabbia anche negli indumenti più intimi, così 100 Km di asfalto diventano un'impegnativa tappa di fuoristrada. Incontrerò qualche giorno dopo un gruppo che per la stessa bufera sono stati due giorni bloccati in mezzo alle dune senza neppure riuscire a scendere dalle auto. Forse è stato un bene anche che Piero Abbia rotto l'auto.

Ezechiele:
Il guasto al Defender di Pier richiede l'intervento di un'officina con saldatrice. Bisogna andare a Seba.
Ore 11,45: Jan fora
Ore 13,00: Sosta al distributore
Ore 14,00: Arrivo a Seba
Ore 14,20: Pranzo al ristorante
Ore 16,00: Si parte per il campeggio di Tekerkiba.
Il tempo è uggioso, un forte vento solleva sabbia e polvere, la luce è molto brutta, non c'è più il bel cielo terso.
Abbiamo lasciato Roberto a Seba per terminare la riparazione sul supporto motore, ci raggiungerà questa sera. Ore 21,45 Roberto rientra. Domani laghi con tutti i componenti della spedizione. Fuori ci sono le stelle e c'è vento. Ho montato la tenda nel reparto profughi russi, tutti, o quasi, gli altri dormono nella tenda berbera situata davanti al ristorante del campeggio. Non ho fame, forse mi sono riempito troppo oggi oppure il pranzo è stato fatto ad un'ora troppo tarda. Adesso si aspetta la fine della cena. Dopo cena tè alla menta offerto dai tuareg. Cambiato orologio con due croci. Rientra Pier con la vettura riparata.

30.12.2000 Tekerkiba-Wadi Mathendoush (Mirco)
Il mio racconto termina qui, per me è il secondo raid in Libia più o meno sullo stesso tragitto, vi lascio quindi agli appunti di Ezechiele. Ciao ciao, Mirco.

Ezechiele:
Sveglia alle 6,45 e nuova doccia, mi sto lavando troppo, compenso la cosa indossando la stessa camicia e gli stessi pantaloni che uso da una settimana. Per l'anno nuovo mi cambierò la camicia. Prima tappa Germa. Partenza ore 11,00. Comperato le arance. In questo momento la radio di bordo anziché i colloqui tra i mezzi sta trasmettendo Cielito lindo. Il capo (Roberto Musi ndr) è andato a cercare il pane. Trovato.  Siamo in direzione di Wadi Matendous. Lungo la strada, prima del posto di polizia c'è un diverbio sul modo di condurre il viaggio. Superato il posto di polizia senza problemi e sostituendo la lampadina della pila  del poliziotto, ci si avvia verso Wadi Matendous. Pista orribile tipo la curva di Zabriskie point del Marguareis. Ne vale però la pena. È sempre un'emozione indescrivibile accostarsi a queste forme di vita (le pitture e le sculture rupestri). Tutti gli animali hanno la loro rappresentazione. Incredibile che migliaia di anni fa l'uomo avesse un senso artistico così sviluppato, pensandoci bene qui vicino gli Egizi si stavano preparando a costruire le piramidi. Comunque fa sempre impressione sapere che migliaia di anni fa qui c'era la foresta ed ora un'immensa pietraia caratterizza questo posto. Riusciamo a piantare le tende tra le dune dell'Erg di Mourzuk: libidinosa passeggiata sulla cresta di una enorme duna con discesa in massima pendenza scivolando sui piedi e riempiendo le scarpe di sabbia. Per cena: spaghetti tonno e capperi, salumi e formaggio, insalata di pomodori. Dopo cena: prova generale di capodanno tirando tardi, contemplando il fuoco e rimirando le stelle.  A nanna dopo che abbiamo esaurito tutte le scorte di legna e cartocci di tavernello (vuoti) da bruciare. Nota a margine: Quando qualcuno di mia conoscenza diceva che all'estero anche il tavernello andava bene, ero un po' scettico. Qui mi sono ricreduto: quanto aveva ragione, mai vino fu così squisito. 2° nota: Visto fenech e un topolino che a sera viene a cena da noi.

31.12.2000 Wadi Mathendoush-Akakus (Ezechiele)
Ultimo giorno dell'anno, ultimo giorno del secolo, ultimo giorno del millennio. Mai giorno di capodanno fu così: L'Akakus visto con il sottofondo di Zucchero che canta De Gregari, è di una libidine pazzesca. C'è quasi tutto. Cronaca: Sveglia durante la notte, il vento ha strappato i picchetti perché non ho chiuso tutte le porte. Prima di entrare in Akakus si percorre l'Erg Mourzuk, dopo pranzo per digerire una sana ed igienica passeggiata sull'immenso plateau. Poi una sana doccia ristoratrice al pozzo, acqua calda ferruginosa che fa bene alla pelle. Si arriva in tempi umani al ristorante dove si consumerà il cenone di capodanno. Si chiama "La belle etoile". Menù: Rigatoni salsiccia e panna, zampone e lenticchie, panettone e pandoro. Vini: Tavernello (ultimi scartocci, il prossimo anno acqua), spumante più vini vari offerti da privati. Il cielo è tempestato di stelle, la luna sta tramontando lentamente c'è un uccello nero con il capo e il sottoali bianco che viene a trovarci: dicono che porti fortuna. Speriamo.
BUON 2001 A TUTTI.

01.01.2001 Akakus-Akakus (Ezechiele)
Mezzanotte ora GPS, un'ora prima del capodanno italiano, saltano i tappi di spumante. Si fanno i botti (1), baci ed abbracci a tutto il mondo. La discoteca impazza (il defender di Pier). Dopo l'una vado a dormire, questa notte non fa freddo. Sveglia alle 8 Adesso sono le 11, i postumi del capodanno indulgono ad una certa lentezza nei modi e nei preparativi per la partenza. Pensiero sull'Akakus: E' come il mare con la sabbia per onde ed i pinnacoli come isole. Ci sono tanti siti graffiti perché molte scuole artistiche hanno la loro espressione, interpretando varie forme antropomorfe ed animali secondo la visione dell'artista. Oggi c'è una certa quantità di spaccamento, alla sera leoni, al mattino coglioni. Foto di gruppo all'arco e poi via verso il campo. Questa sera fa più freddo del solito. Per cena: Penne al ragù, cavoli in salsa, prosciutto crudo. Mi concedo, dopo cena, una passeggiata al chiaro di luna per sentire il rumore del deserto e meditare su me stesso. Si può quasi paragonare il silenzio al buio della grotta: assoluto. Queste cose così enormi: il mare, la montagna, il deserto mi sembra di doverle avvicinare con rispetto e timore. Rispettando la loro natura, essere accettati e farsi accettare. Sono concetti che avevo bene in testa e che ora non riesco a trasportare sulla carta, quindi è meglio lasciare perdere. Chiudo la luce e dormo. A domani.

02.01.2001 Akakus-Al Uwaynat (Ezechiele)
Programmata la sveglia alle 7,30: sveglia alle 8,00. Stanotte ha fatto molto freddo, non ho avuto il coraggio di uscire per un bisognino. Il mio termometro, all'ora di colazione, segna 0 °C. Ultimi pezzi di strada in Akakus. Al centro del deserto troviamo un insediamento di pastori, non ho quasi il coraggio di fare le foto, sembra quasi che loro siano degli animali e questo non è bello. Lasciamo loro del cibo.eppure la ragazzina era sorridente, così pure la donna. Si lascia l'Akakus con tanto rimpianto per arrivare al campeggio di Al Awainat. Prima bella sorpresa: mancano sia il gasolio che la benzina. Non rimane altro da fare che andare a Ghat dove ci sono due distributori. Il primo esaurisce il gasolio mentre stavamo facendo rifornimento, il secondo distributore è a secco. In questo intervallo siamo in quattro a visitare la città vecchia. Mariella si fa insultare da una vecchia che non vuole essere ripresa. All'uscita si paga il biglietto. È necessario che qualcuno vada ad Awbari per il rifornimento di gasolio. Parte dopo la cena (ottimo il riso con una strana salsa) la volpe rossa, a bordo il capo, Gian Paolo e Gian Piero il rientro, con il pieno, è verso le 5,30 del mattino.

03.01.2001 Al Uwaynat-Ghadames 1°tappa (Ezechiele)

Al mattino non c'è nessuno ed è il momento da me scelto per andare a fare la doccia, calda e, come al solito, libidinosa, poi una specie di rasatura. La mattina trascorre nello riempire i serbatoi di gasolio. La partenza, dopo il pasto meridiano, è circa alle 12,30 e più. Abbandoniamo la strada asfaltata, passando dal benzinaio ancora a secco, in località Serdeles. Dimenticanza: visita al paese alla ricerca del panettiere, con foto all'acacia gigante rivista poi in fase di partenza, con relativa visita in auto dell'annesso fortino (abitato). Invitati caldamente dagli abitanti ad uscire. Fine dimenticanza. Pista scorrevole con dune e sassi e sabbia molle. Sosta al pozzo di Bir Tegheri e ad un altro pozzo anonimo con scheletro di cammello. Il sole sta tramontando quando arriviamo ad un campo petrolifero.Cena veloce con spaghetti tonno, capperi e cipolle, prosciutto. Non c'è molta voglia di fermarsi attorno al fuoco, qualcuno va al campo petrolifero, qualcuno si ferma attorno al falò, qualcuno va a dormire (io). Buonanotte.

04.01.2001 Al Uwaynat-Ghadames 2°tappa (Ezechiele)
Stanotte ho rotto il cordino che permette la chiusura del sacco a pelo, così mi sono avvoltolato come ho potuto. Notte fredda; il termometro di Pier stamani segna - 3 °C, quando mi sono svegliato, in tenda c'erano 6 °C. Solita colazione, però abbiamo finito il caffè. A Gadames, un grido, una speranza. Ultime dune con relativi insabbiamenti più ripresa con camera car, giochi su sabbia, salto, scrolloni e poi via su piste piatte verso l'ultimo campo. Arriviamo che il sole tramonta. Si cerca di far fuori tutto il mangiabile, che il bevibile è già da qualche giorno che manca. Tentativo di far cuocere la patate sotto la sabbia: parzialmente riuscito. Poi a nanna.

05.01.2001 Al Uwaynat-Ghadames 3°tappa (Ezechiele)
Sveglia alle 7,30. termometro - 1 °C. notte meno fredda, interno tenda 8 °C (come nella grotta di Bossea). Qualche anima buona (mi informerò poi chi sia) ha fornito il caffè. Godurioso. Mi lavo anche le mani, con l'acqua, non col caffè. Partenza come al solito alle 10, pista scorrevole e polverosa. Viaggio sulla volpe rossa, colonna sonora odierna: Fantasia. Sosta con visita allo scorpione posizionato sotto un relitto bruciato di una Parigi Dakar: gli esperti dicono essere un Porsche. Si prosegue su una pista spaccamarroni fino a Gadames. Adesso sono qui seduto su un cordolo mentre gli altri fanno carburante. Ritorno allo stesso albergo di tre anni fa, solo che allora era una partenza, questa volta è un arrivo. Visita guidata nella città vecchia, forse un pochino lunga, ma ce lo siamo voluti noi: quando la guida chiedeva "volete un'altra strada?" il coro diceva "si". Gian Paolo trova un paio di corna, poi me le affida per il trasporto. Prima di cena una sana doccia lava via la sabbia dalla pelle, il pavimento si colora di acqua marrone. La cena è in ristorante, buono il cous cous, un po' meno la zuppa, strano perché è la prima volta che non mi piace. Dopo cena si aggiustano i conti e poi a nanna. Domattina sveglia alle 7,00

06.01.2001 Ghadames-Gabes Sabato Befana (Ezechiele)
Sveglia alle 7,00. Colazione 7,30. Partenza su asfalto. Derj: caricate le moto e caricato panino nello stomaco. Comperato harissa (quantità industriale). Partenza da Derj ore 11,00 come da programma, come non da programma blocco della polizia per una nuova tassa. Ore 14,00: rifornimento gasolio a Nalut con ricco pasto senza pane. Ore 17,50: iniziano le tribolazioni in frontiera. Ore 19,30: fine tribolazione alla frontiera. Proseguiamo per Gabes. Quasi travolta un'auto che a fari spenti faceva manovra sulla strada. Rumori di anomalie meccaniche. Trasferimento lungo e noioso con smarrimento, forse è più giusto dire, vicissitudini varie per arrivare all'hotel Oasis. Ore 22,30: si arriva all'hotel, cena con cous cous e dolce + birra. Ore 23,30: si spegne la luce. Il seguito al prossimo giorno.

07-08.01 Gabes-Tunisi-Genova-Rimini (Ezechiele)
Sveglia alle 3,30. Senza colazione si parte per Tunisi. Colazione lungo la strada. Arrivati a Tunisi purtroppo non veniamo portati all'aeroporto, ma al porto. Ci tocca prendere un taxi. Non riusciamo a fare cambiare il volo a Miria, così ci salutiamo e, dopo avere acquistato i datteri, ci imbarchiamo. Volo tranquillo, mi faccio dare una bottiglia di vino. Arrivati a Roma tentiamo, ma senza successo, di anticipare il volo ed ora siamo qui seduti nell'aereo con un'ora e dieci di ritardo previsto. Annuncio delle 19,00: forse si parte. Ore 19,30 siamo in volo.

Teminano qui gli appunti di Ezechiele e ripendo la tastiera io (Mirco), per aggiungere alcune piccole note ai pochi che avranno avuto la costanza di arrivare fin qui. Il mio rientro è stato in nave, un po il riposo del guerriero e il reincontro degli amici ed ex compagni di viaggio che hanno seguito diversi itinerari; scopro così che il nostro gruppo è quello che ha percorso più fuoristrada con meno incidenti ma purtroppo mi arriva anche una pesante mazzata, il nostro compagno di viaggio di agosto in Marocco, Filippo, è stato vittima di un grave incidente e probailmente non camminerà più. Vi scrivo che è già aprile del 2001 e non ho ancora avuto il coraggio di contattarlo; ci siamo conosciuti in Africa sulle nostre moto e non abbiamo parlato altro che di moto e viaggi, non saprei quindi cosa dirgli senza rischiare di ferirlo o forse sono solo un codardo. So solo che prima o poi ci reincontreremo come si reincontrano tutti i "viaggiatori" con o senza moto di nuovo a parlare di Africa e moto. Ciao Filippo. Mirco.