Raid Libia... Murzuk e Vulcano


ottobre 2009
Racconto di Giorgio Battistini

data: 24 ottobre 7 novembre 2009 
Paese: Libia
Tipologia: Fuoristrada moto
Km percorsi: 4.500 Full-Drive
Km percorsi: 3.000 Fly&drive                  
                                                           
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DOMENICA 25 OTTOBRE  2009

E finalmente l’ora è arrivata, sono le 14,15 di Domenica e aspetto con ansia il mio compagno di viaggio che ancora non conosco. Arriva pressoché puntuale con la sua WW TOURAN, è Fabio un ragazzotto brillante e spontaneo con il quale faccio subito amicizia e insieme passiamo a Rimini a prendere Maurizio (persona che già avevo visto in precedenza una sola volta, alla cena sociale di Azzurrorosa), recandoci poi a Roma per l’imbarco aereo. In aeroporto ci aspettano per l’adunata Michele e un altro Maurizio, il primo di nuova conoscenza, mentre il secondo era stato al mio 40° compleanno, ovvero alla festa da me organizzata nella casa di campagna  a “Poggio Peggio” nell’autunno 2000, accompagnato allora da mio cugino Gianni. L’aereo parte in leggero ritardo. Arriviamo a Tripoli in tarda nottata, espletiamo le formalità di rito e ci rechiamo subito in albergo per una fugace dormita. Nel frattempo ci arriva notizia sul ritardo importante della nave proveniente con le moto da Genova; un vero peccato per Mirco e la Miria, che con il piccolo Tommy e tutto il resto della comitiva ne avranno delle belle per raggiungerci il giorno seguente.
 LUNEDI 26 OTTOBRE  2009
Dopo aver dormito nella camera del classico Hotel africano tutto immagine e molto sudiciume con il buon Fabio: sveglia alle 9,00, partenza di gruppo alle 10,00 insieme ad Enrico, un’altro della compagnia già arrivato a Tripoli il giorno prima.
La nostra guida libica munita di Vito Mercedes Benz freme dall’ansia di partire, parla solo arabo e non capisce una mazza di inglese, neppure maccheronico.Non solo sbaglia strada più di una volta, chiede un po’ a tutti in giro, ma alla fine pranziamo per strada e riusciamo ad arrivare all’albergo prenotato di MIZDAH alle ore 16,00 circa.Il “presidio” al quale siamo prenotati (forse) è molto accogliente, sembra un sito militare in mezzo al deserto, ma è nuovo e con camere dignitose.Si verrà poi a sapere che non è quello previsto dal programma, ma uno sostitutivo, visto la requisizione!!! da parte dello Stato, di quello prenotato in precedenza.

MARTEDI’ 27 OTTOBRE  2009
Sveglia alle ore 8,30, il mio compagno di stanza Fabio apre la finestra e guarda fuori, il resto della compagnia finalmente è arrivato, vediamo parcheggiate le quattro auto fuoristrada di cui due con i rispettivi carrelli con moto al seguito.
E’ una meraviglia e un piacere guardare: un trionfo di decals AZZURROROSA  con porta pacchi ben allestiti, ruote di scorta, taniche di benzina e acqua a volontà  nonché le moto, le autentiche protagoniste del RAID assieme alle auto. Non vedo la mia in quanto caricata sul carrello centinato insieme a quella di Rinaldo. Da voci di corridoio si sostiene siano arrivati alle 7,00, si dice che Mirco sia a riposare per circa ancora un’ora e che entro le 10,00 al massimo si riparta.
Però, che tosti questi ragazzi, era un po’ che non venivo in Africa e devo dire che questi ritmi, straordinari anche da noi, mi mancavano da un po’.
Si riparte come programmato, tutti in colonna alla volta di SEBHA e comincio, mano a mano, a conoscere tutti i componenti del TOUR. Vediamo di elencarli così come segue: io con la mia fida BMW R80GS Special da tutti decantata e ammirata, il mio figlioccio sammarinese e compagno di camera Fabio con la  moto BMW HP2, Maurizio da Rimini con l’altra BMW HP2, Enrico da Chiavenna con la KTM 525, Michele the Doctor, da Cervia con la KAWASAKI 3004T, Rinaldo  da Verucchio fratello della Miria con la HONDA XR600, il capo pattuglia Mirco “Generale Rommel”  con il KTM 400 Special  Desert ed infine per le moto Roberto detto “mistic Pizza” sempre da Verucchio con la HONDA XR600R.
Passando al resto della compagnia troviamo che i quattro fuoristrada sono equipaggiati con il “Pelo” e il “Matto” sul DEFENDER 90 addetto alla cucina, Gabriele, Maurizio e Lidio sul  NISSAN PATROL GR addetto al reparto meccanico e infermeria, Alcide e Amanda sul NISSAN PATROL turistico  e infine la Miria e Tommy sul TOYOTA HDJ80 addetto alla cambusa e allestimento vario. Arriviamo alla meta nell’Hotel Campus di SEBHA verso le  ore 17 del pomeriggio.
Scarichiamo  moto e bagagli e prendiamo possesso dei nostri bungalows di connotazione  piacevole e fresca.
Dopo una godibile doccia calda ci organizziamo per la cena verso le ore 20,00. Successivamente tutti in giardino per il breafing di Mirco relativamente al programma del giorno seguente ed infine dopo una sequenza di barzellette veramente esilaranti del comico di gruppo, Maurizio il sanitario, tutti a nanna.

MERCOLEDI’ 28 OTTOBRE  2009

Sveglia alle ore 8,00 in punto per colazione entro le ore 9,00, parenza programmata per le ore 11,00. Ci si raduna tutti insieme, si mangia , si beve e non si vede l’ora di partire  per l’avventura che ci attende. Si avverte comunque un briciolo di  tensione nell’aria:  chi è preoccupato per la sabbia, chi per la strada, chi per le foto; il buon “Maurino” immortala  ogni situazione degna di nota.  

Il capo pattuglia Mirco, annuncia al breafing mattutino il programma della tappa odierna: una buona dose di asfalto per poi entrare e far campo sulla prima duna di sabbia all’altezza di THISSA. Infatti saranno  291 km di pressoché totale asfalto con tre rifornimenti e/o rabbocchi di carburante e qualche Km. di sabbia, per entrare poi a fare campo senza non poche difficoltà di insabbiamento automobilistico per qualcuno. E veniamo ora alla conoscenza diretta dei componenti della spedizione.

Giorno dopo giorno parlerò di qualcuno anche in funzione della rispettiva singolarità, visto che non conosco pressoché nessuno. Dalla loro particolarità salta subito agli occhi l’equipaggio del DEFENDER bianco. “Pelo” e “il Matto” sono un qualcosa di unico che bisognerebbe ci fosse sempre all’interno di una compagnia. Scanzonati e fragorosi (soprattutto per i rumori stomacali di ciascuno, specialmente dopo una buona birra) sono due ragazzoni sempre votati all’aiuto collettivo, soprattutto nella loro mansione di vivandieri,   dato la tenuta di una parte di cambusa all’interno del loro DEFENDER. Pauroso assistere alle colazioni, pranzi o cene del  “Matto”.  Pescatore verace di Bellaria, mangia per quattro, ma non metaforicamente:  per davvero. Da quando Mirco, in una delle sue comunicazioni relative al viaggio, ci annuncia che non ci saranno problemi di quantità relativamente ai pasti, sia per il cibo che per le bevande, io ribatto che se la misura è stata fatta sulla quantità assunta dal Matto, le vivande sicuramente non mancheranno.“Pelo”, dal canto suo ci delizia spesso e volentieri delle sue canzoni accappella: una sorta di filastrocche dal testo più spensierato e ritmato e dall’utilizzo degli aggettivi veramente esilaranti.Detto della prima coppia arriviamo al 1° campo in mezzo alla duna di sabbia dove vengono piantate le tende e allestito la cucina da campo per il bivacco.
Alle 19,00 circa si cena: spaghetti alla carbonara a volontà, acqua, vino, caffè, grappa e risate in abbondanza grazie alle barzellette del “Maurino” e poi tutti a nanna sotto la luna e le stelle splendidamente luminose. 


GIOVEDI’ 29 OTTOBRE  2009
La prima notte di sonno nel campo si conclude con la sveglia alle ore 8,00, colazione immediata, smontaggio della tenda e del campo base e partenza di tutto il convoglio: fanno da capofila le due vetture delle guide Tuareg già prima delle 9,00 con direzione Vulcano. Si parte finalmente per il deserto puro; confesso un minimo di apprensione, data soprattutto dalla consapevolezza di dover condurre un transatlantico del deserto di quasi 200 kg. e 27 anni di vita con sospensioni più da lungomare Rimini/Riccione che da deserto libico. Soprattutto spero che sia io, che la mia fida  R80GS, riusciremo ad arrivare alla fine.Certo è che il resto della compagnia motociclistica dotata di potenti e leggere BMW HP 2 o snelle e versatili monocilindriche KTM piuttosto che sguscianti e assortite giapponesi, mi guarda con un pizzico di malcelata ammirazione. Nonostante ciò, lo stimolo e la voglia è grande e da subito si capisce cosa ci aspetta. 

Pianure sconfinate di sabbia costipata mista a ghiaia nera basaltica da fare invidia a qualsiasi impianto di calcestruzzo o conglomerato bituminoso situato dalle nostre parti (ndr). Passaggi molto tecnici e discrete difficoltà su piccoli altipiani molto pietrosi, sia vergini che già tracciati,  con sempre al nostro fianco a vista d ’occhio la compagnia delle sei vetture: turistiche, assistenza e guide Tuareg. Mirco, da buon capogruppo è molto attento alla presa d’atto del terreno da parte di ognuno di noi, con soste frequenti e consigli utili nell’affrontare il percorso.Si pranza verso le ore 11,30 si fa rifornimento di gasolio nell’oasi di WAW AL KABIR verso le ore 16,00 e alle ore 17,30 dopo 239 Km. si prepara il campo e si cena a base di fusilli ai funghi e salsiccia. Grande abbuffata generale, clima come sempre festoso e goliardico,poi tutti a nanna.

L’equipaggio del giorno, di cui parlare, risulta essere il NISSAN GR lungo pilotato da Gabriele, un ometto dell’organizzazione capace e disponibile che si occupa dei ponti radio, dell’allestimento e dello smantellamento del campo. Serio e moderato ma sicuramente allineato al resto del gruppo.
C’è poi  Lidio uomo pacato e riflessivo, il meccanico ufficiale del tour, che si spera non sia necessario per alcuno; ed infine Maurizio detto da me il “Maurino” per la forte somiglianza all’attore Maurizio di Francesco. Uno dei due sanitari, che più che sembrare un responsabile tecnico radiologo, pare uscito da una parodia di Zelig. Un serbatoio infinito di barzellette di qualsiasi specie, che anche quando parla normalmente, fa trasparire una ironia innata da coinvolgere continuamente il gruppo in una serie di fragorose risate. Si adopera poi anche in un servizio fotografico degno di un professionista del settore. 


VENERDI’ 30 OTTOBRE  2009
Per la seconda notte da campo la sveglia suona alle 7,00 in punto. Come sempre sono le guide Tuareg  a farsi sentire alle prime luci dell’alba. I “mambrucchi”, Il loro pseudonimo coniato del “Matto” e da “ Pelo”, sono già attivi e pronti a partire. Noi tutti  facciamo colazione e  alle 8,15 si parte. Ci metto pochissimo a capire che  oggi non sarà una tappa da signorine: deserto piatto intervallato a passaggi in leggere alture, pietraie a volontà,  sabbia costipata e mista con pietra, tratti che sembrano duri e invece  legano in trazione da paura, al punto di dover scalare  un paio di marce alla volta con gas piantato e via andare. Capisco al volo che la R80GS Special  non può andare dove vanno tutte le altre, ma nonostante ciò teniamo onorevolmente passo e media.Avevo sempre fatto del mio credo motociclistico ultra trentennale, che per guidare bene in fuoristrada dovevano essere messe in pratica alcune regole fondamentali. Scelta precisa delle traiettorie, estrema attenzione agli ostacoli con preventiva anticipazione e concentrazione assoluta, nonché visuale da zero a 30 metri costante e a qualsiasi velocità con individuazione estrema di dove mettere la ruota anteriore. Ebbene  mi rendo subito conto che su tale terreno risulta assolutamente e di vitale importanza, osservare tali precauzioni, pena il rischio certo di potersi procurare rotture sia meccaniche che umane.Si procede in convoglio alla volta della meta prefissata per oggi: il vulcano WAW AN NAMUS”, ci arriviamo in tarda mattinata e lo spettacolo una volta saliti sul pendio del cratere risulta mozzafiato: dall’altezza più estrema si può ammirare tutto l’ingresso del cratere spento, con al centro una sorta di oasi con tanto di lago e piantumazione varia.Dopo aver ammirato, fotografato, filmato il tutto e in abbondanza, raggiungiamo con moto e auto la base interna dell’oasi intorno al cratere, sostiamo riposandoci un po’ e ripartiamo alla volta della conclusiva tappa odierna. Dopo poco pranziamo e poi ancora pietra, sabbia e deserto piatto, dove in un particolare tratto pianeggiante lanciamo le nostre moto fino al raggiungimento di velocità da limite autostradale. Alle 17,30  il capo Tuareg  individua la zona da campo, ci piazziamo, montiamo le tende e come sempre la cucina organizza una cena  di tutto rispetto con risotto e insalata con tonno, cipolle e fagioli: una leccornia anticipata da doveroso aperitivo con prosecco, salatini e bresaola. Sicuramente un bel quadro da potersi intitolare: “Sogno in mezzo al deserto”. Percorso quotidiano km. 273.
I personaggi del giorno sono la coppia che equipaggiano il NISSAN GR passo corto: Alcide e Amanda. Sposini graziosi, entrambi avvocati amano tubare con l’utilizzo reciproco e continuativo degli appellativi più sdolcinati: cuore, cuoricino, amorino. Calati devo dire, con giusta caparbietà nell’avventura desertica della Libia. Lei più grande di lui, lui più piccolo di lei. Sta tutto qui la descrizione della loro coppia. Presi di mira, ovviamente, dal clan organizzativo in uno scherzo continuo; risulta essere comunque sempre ben accetto e con quel pizzico  di scanzonamento e di ironia che è bene ci sia sempre anche quando si è lontani da una professione che quasi mai concede parentesi alla spontaneità e ai bassi formalismi. 


SABATO 31 OTTOBRE
Anche per la terza notte da campo la sveglia è fissata per le ore 7,00. Le prime luci dell’alba, nel deserto sono come sempre uno splendore mattutino. Le guide Tuareg sono sempre le prime a svegliarsi, ma la loro discrezione risulta come di consueto impeccabile: nessun rumore , solo suoni derivanti dall’accensione del fuoco per la loro colazione. Si parte come sempre presto: alle ore 8,00 in punto. La tappa di oggi prevede  di avvicinarsi il più possibile all’ERG. Murzuk, ma nessuno sa di che tipo siano le piste. Ebbene, i primi 70 km. sono di assoluta pietraia, come percorrere il greto di un fiume di casa nostra e io, confesso, non avrei mai pensato che con il mio R80GS seppure Special, avessi mai potuto cimentarmi in tutto ciò. In tale situazione accusiamo ben due forature: una riguarda il settore moto con la BMW HP2 di Maurizio appena dopo 15 km, e l’altra il settore auto con il Patrol pilotato da Amanda e Alcide a soli 50 km. dalla partenza.
Risolti i due inconvenienti dalla mano abile del meccanico ufficiale Lidio,  procediamo incessantemente con la marcia in terreno sostanzialmente sempre impervio: pietre a volontà, sabbie  molto fini e mobili; piste tracciate su carreggiate preesistenti, che comunque non avvantaggiano nessuno e creano forti affaticamenti a tutti i componenti della spedizione. Certo è che i paesaggi a cui andiamo incontro sono di un incantevole scenario, per nulla paragonabile a qualcos a di precedentemente visto. All’arrivo del pomeriggio, incontriamo radure di sabbia rossa con isole di rocce in altura dai colori più  forti, che vanno dal rossastro più delicato al marrone più incisivo: in sostanza un incanto visivo.
Alle ore 17,30 le guide TUAREG, assieme al capo pattuglia Mirco scelgono l’area adeguata per allestire il campo, si arriva stremati, si montano le tende e l’organizzazione : “Pelo”, il “Matto”, Gabriele, Rinaldo, Mirco e la Miria in un battibaleno cucinano la pasta, preparano il sugo e dopo il consueto aperitivo a base di prosecco, salatini, formaggio e tronchetti di mortadella, ci servono la cena.  serata si conclude con i soliti racconti umoristici, barzellette e risate a volontà .

 Percorso km. 258,00.
Per i personaggi del giorno, concluso il reparto auto, ci trasferiamo al settore moto. Parliamo un po’ alle due BMW HP2  pilotate dal commerciante riminese Maurizio Trovanelli e l’artigiano sammarinese Fabio Bugli. Il primo ricopre anche la mansione di consigliere e aiuto organizzatore della coppia Mirco e Miria. Dico questo in quanto, avendo avuto modo di conoscerlo bene durante il viaggio Rimini/Roma e lungo  il volo aereo, ho  appreso della sua  esperienza passata in terra africana (vedi viaggio Rimini/Dakar). Ritengo  che possa sempre dispensare utili consigli e pratiche collaborazioni, vedi ad esempio  la concessione della propria vettura ai fini dell’utilizzo conto terzi ad altri appassionati “ Africani “.Guida la propria HP2 in maniera fluida e lineare aprendo il gas spesso e volentieri.Fabio Bugli è uno dei bimbi della compagnia, essendo il secondo più giovane del gruppo. Mi sta spesso vicino, dato anche la sua provenienza, da essersi guadagnato lo pseudonimo di “ mio figlio”. Ragazzo scanzonato e disponibile sempre attento ai consigli e alle indicazioni di”suo padre” (io), guida la sua BMW HP2, dall’alto della sua potenza, in maniera veloce e “verbale”. Vi chiederete cosa voglia dire: ebbene siccome parla spesso e volentieri, sono quasi certo che parlerà anche alla sua moto nel procedere del viaggio. Alla fine comunque, è un bravo figliolo, solamente un po’ più sammarinese di me (ndr).

DOMENICA 1 NOVEMBRE 2009
La quarta notte da campo nel deserto, si conclude con la solita sveglia  naturale  alle prime ore dell’alba  con una massima del “ Matto “, di grande  e veritiera  autoconsiderazione:
“ Siamo tutti un branco di folli fuori dal gabbione”.
Devo dire, a mio parere, che se da un lato può risultare veritiero, dall’altro, la grande carica di cordialità,  senso dell’aiuto comune e profonda umanità  la fanno veramente da padrone.      Fatto queste doverose precisazioni, dopo la consueta abbondante colazione, si parte come al solito verso le 8,00 alla volta della meta dell’ERG MURZUK. Oggi il tracciato risulta veramente gradevole, il deserto si manifesta nella sua più variegata realtà: sabbia costipata  ma transitabilissima, lunghe distese di pietrischetto di pezzatura variabile, tipo 40/70 tipico delle nostre cave  del Marecchia. La navigazione risulta scorrevole e fra auto e moto  tutto procede secondo i piani, al punto tale che in un particolare tratto suggestivo riusciamo a fare anche la classica foto ricordo di tutto il gruppo.

Verso le ore 11,30 raggiungiamo il classico villaggio libico dove troviamo il carburante necessario per riempire tutti i serbatoi, sia di equipaggiamento che supplementari. Dopo di che, facciamo tappa in un sito locale,pranziamo e verso le ore 14,00 ripartiamo alla volta  delle grandi dune del MURZUK. Percorriamo pochi chilometri di asfalto deterioratissimo  e dopo poco ci addentriamo nel piatto deserto di sabbia pura.
Purtroppo però il fondo sabbioso si manifesta di precaria consistenza al punto tale che da subito mi vengono seri dubbi sulla possibilità  che la mia R80GS riesca a portare a termine la tappa. Mai dubbio si rivelò così certezza, dopo diversi chilometri di velocità ad altissimo sforzo, dato dal grande attrito esercitato dalla sabbia sulla ruota motrice, la frizione della mia BMW  cede di schianto arrestando di colpo la marcia della moto.
Non voglio descrivere la sensazione di sconforto che mi pervade alla vista di dover caricare la moto sul porta moto dell’auto di Miria, ma purtroppo non si poteva fare altrimenti. Inutile dire quali siano state le più fantasiose battute di scherno e di presa in giro su tale avvenimento da parte  di quasi tutti i componenti della spedizione (soprattutto i motociclisti) , ma cosa vuoi fare? Sono in fin dei conti dei bravi ragazzi, ci vuole pazienza.Così dopo poco arriviamo al campo. Viene come al solito, montata la cucina,  e si cena come sempre ottimamente verso le 19,00.
Il Maurino tiene banco, e, fra una scalata e l’altra della duna a noi difronte, il leit-motiv della serata si può immaginare quale sia stato.
Ci vuole ancora tanta pazienza, ma  chi mi conosce bene lo sà, il self control non mi è mai mancato, ho superato prove ben più ardue.

Rilievo chilometrico odierno della mia BMW: km.258,  più qual cosina fatto in macchina.
E veniamo ora ai personaggi del giorno: i due piloti delle HONDA XR 600R. Quella con la veste desertica e con le decals “AZZURROROSA” è guidata da Rinaldo, fratello di Miria e componente dello “STAFF . Il suo compito, munito di radio ricetrasmittente, è quello di chiudere il convoglio motociclistico e non a caso molto spesso funge da mio angelo custode, visto che  sono, quasi sempre il penultimo conduttore moto. E’ in vita quotidiana un professionista dell’autotrasporto, quindi, dotato di forza sovrumana, sempre necessaria nel deserto e con personalità molto schietta e verace. Sempre in testa nelle manifestazioni corporee sia canore che ariose, si occupa anche dell’allestimento del campo cucina.

Roberto, invece, guida l’altra Honda XR600R, più sobria di linea e alle prime armi con il deserto. E’ il più giovane della compagnia, si vede lontano una  vita quanto sia un ragazzo buono e cordiale. Soprannominato “uomo pizza” in quanto corpulento pizzaiolo in un noto ristorante di Verucchio, ogni tanto ha bisogno di essere sostituito sulla sua moto  dal “matto”, nel momento in cui le sue braccia cedono alla fatica della guida. Russatore incallito,  se casualmente ho la tenda vicino alla sua, le possibilità di riposare durante la notte si riducono al lumicino. Resta comunque una bella persona e un sicuro e potenziale frequentatore dei prossimi RAID. 


LUNEDI’ 2 NOVEMBRE 2009 
La quinta e ultima notte da campo si rivela la più fredda di tutte le altre. Al risveglio solito delle ore 7,00, Rinaldo sfoggia un inedito giubbino antivento e il “matto” addirittura un peloso corpetto di stile sudamericano ,Dopo aver smontato le tende e consumato la canonica prima colazione sempre abbondante e ben assortita, si riprende la marcia alla volta delle dune sabbiose del MURZUK. Vista la mia moto in panne caricata sul TOYOTA di Miria, mi accomodo sul NISSAN PATROL di Gabriele accanto a Lidio e Maurizio e con sommo  ammutolimento procedo con loro.

Guardo i miei amici motociclisti divertirsi sulle dune di discrete proporzioni, al punto che in una delle più grandi, tutta la truppa si ferma per fare le foto di rito e gli stessi  centauri ingaggiano una gara di salto dove, a mio parere, Rinaldo con la sua  XR600R risulta il più abile. Ripartiamo poco dopo e a distanza di breve tempo raggiungiamo il nastro d’asfalto che ci porterà poi a SEBHA. Abbiamo percorso gli ultimi 84 km. di deserto e sono gli unici  trascorsi non insieme alla mia BMW R80GS. Si perché a questo punto decido di scaricare la moto dal portapacchi sul quale era stata ricoverata, pensando di poter procedere sulla strada asfaltata. Operazione che risulta essere possibile in quanto ciò che rimane della frizione mi permette di tenere una velocità attorno ai 90 km. orari, giusti per far ritorno al camping HOTEL di SEBHA con le proprie ruote. Recuperato un po’ di buon umore, si pranza lungo il cammino, si fanno un paio di rifornimenti e si giunge alla meta verso le ore 15,00. A questo punto mentre lo staff organizzativo si preoccupa di caricare le otto moto e parte dei bagagli sui due carrelli, tutti noi prendiamo possesso dei rispettivi bungalows  rinfrescandoci e guadagnandoci la tanto agognata doccia. E’ in questo momento che  comincia a prendere corpo in alcuni di noi l’idea di verificare se fosse disponibile un volo aereo interno, magari in combinazione con uno internazionale LIBIA/ITALIA che ci possa permettere di rientrare a casa di martedì verso mezzogiorno anziché di mercoledì in serata, evitando di percorrere circa 1000 km. in quasi due giorni con il pulmino. Se così fosse io mi trovo subito favorevole e con me il mio compagno sammarinese Fabio più i due sanitari Michele e Maurizio. Dopo una trepidante attesa, la guida  Tuareg ci  riporta i passaporti e accompagnati da Gabriele raggiungiamo l’aeroporto di SEBHA. Ceniamo al ristorante in prossimità dell’aeroporto e in tardo orario partiamo con il volo interno direzione Tripoli, giungendovi verso l’una di notte.

L’aereo per l’Italia è in programma per le 6,55 di martedì mattina; espletiamo le dovute formalità, evitiamo il pagamento di alcune integrazioni sul biglietto aereo del giorno dopo grazie all’intraprendenza dialettica di Maurizio e Michele e in silenziosa attesa, in un aeroporto africano semideserto  attendiamo, chi sveglio e chi assopito, l’arrivo dell’orario d’imbarco. Rilievo del percorso odierno: in auto km. 84 e di nuovo in sella alla mia BMW km.153, totale km.237.
Le ultime due personalità che mi sento di descrivere in queste brevi note, sono i “saggi” della compagnia. Sì perché sono gli unici over 50 del gruppo e non a caso ritengo debbano doverosamente identificarsi in tale ruolo.
Michele da Cervia, conduce la più piccola moto del lotto: una KAWASAKI 3004T; ricopre nella professione quotidiana, la prestigiosissima mansione di primario medico del reparto neuroradiologico  dell’Ospedale Infermi di Rimini. Persona estremamente pacata, riflessiva, dai toni verbali sempre misurati e cauti, risulta essere di piacevole compagnia, con degli acuti espressivi a volte pungenti ma sempre caratterizzati da modi garbati e gentili. Ovviamente ricopre anche il ruolo di medico della spedizione.
Enrico da Chiavenna, conduce una poderosa KTM 525, è un omone che dall’alto della sua stazza fa sembrare la moto austriaca poco più di un ciclomotore Albergatore di professione  è discretamente introverso, ma sempre disponibile ad individuare  mappe e percorsi stabiliti dal GPS  posizionato sul manubrio della propria moto, Contende con qualcun’ altro  della compagnia il primato di russatore notturno più autorevole e brutale.


MARTEDI’ 3 NOVEMBRE 2009
Alle ore  5,30 del mattino si iniziano le operazioni di imbarco e puntualmente alle 6,55 l’aereo con volo ALITALIA Tripoli-Roma decolla. Puntualmente alle ore 8,00 ( due ore circa di volo, ma una effettiva di orologio, vista l’ora legale mantenuta in Libia). Arriviamo all’aeroporto di Fiumicino a Roma, sotto una pioggia torrenziale, subito pronta a  farci uscire dal caldo africano e a portarci irrimediabilmente con i piedi per terra alla dura e cruda realtà italiana.
Il tempo strettamente necessario per uscire dallo scalo romano, fare una fugace colazione  in autogrill, comperare un regalino per il mio piccolo Leone che mi attende trepidamente a casa e poi via velocemente attraverso il raccordo anulare, l’autostrada fino ad Orte e la superstrada (si fa per dire) E45  che via  Cesena, ci riporta ognuno alla propria casa.
Il primo a scendere a Cesena per Cervia è Michele, poi Maurizio a Rimini, io a Serravalle e infine il perfetto autista Fabio a casa sua.
Alle 13,30 in punto ed in perfetto orario previsto si conclude, così come era incominciato il mio viaggio in Libia ERG  MURZUK e VULCANO.
Il resto della compagnia, al momento del nostro arrivo a Roma, si sta alzando dall’albergo, di SEBHA e si sta preparando  ad affrontare il lungo viaggio verso la Tunisia.  Soggiorneranno in albergo per un meritato riposo  di un paio di giorni, poi imbarco di tutta la carovana auto e moto, alla volta di Genova e ritorno programmato in quel di Verucchio (RN)  per sabato 7 novembre. 


RIFLESSIONI CONCLUSIVE:
E’ stato sicuramente un raid all’altezza delle mie aspettative, anzi, oserei dire di più, me lo aspettavo più abbordabile forse un po’ meno duro. Mi mancava solo la Libia per completare la visita di tutti gli Stati nord africani bagnati dal mare Mediterraneo: dallo stretto di Gibilterra al canale di Suez, ma devo riconoscere che quest’ultimo è stato sicuramente il più tosto: onore e merito allo staff.
Abbiamo percorso più di 1.500 km. con poco asfalto e tanto deserto dalla natura più variegata e incontaminata: fondo duro, pietrame, roccia basaltica, sabbia compatta, sabbia soffice e dune di sabbia dai contorni più caratteristici. Paesaggi mozzafiato come quello riservatoci dal Vulcano, tramonti dai mille colori del cielo, che si riflettevano poi sulle radure sconfinate dell’orizzonte.
Notti dalla luna così luminosa, che quando è stata piena, le nostre sagome personali riuscivano a fare persino ombra. Cieli stellati al punto tale che pareva addirittura possibile far si che i sogni presenti nelle menti di ognuno di noi, potessero  trasformarsi in palesi realtà.
Di tutta la compagnia che ha partecipato a questo viaggio, prima di partire non conoscevo praticamente nessuno; in compenso però conoscevo e conosco molto bene Mirco, il capogruppo. Gli sono amico da più di trent’anni, quando ancora con i calzoni corti e il suo cinquantino, allestito con varie componenti provenienti da più marche motociclistiche, scorazzava per i sentieri locali o le prime pistine di motocross, allestite nei paraggi, dai primi appassionati della disciplina  fuoristradistica, attorno alla metà degli anni settanta.
Persona squisita nei modi, attenta fin nei minimi particolari, affinché la spedizione procedesse omogenea, autorevole al punto giusto in modo tale da sopire sul nascere ogni eventuale incomprensione. Si sa come sono questi raid, esse sono sempre nell’angolo, anche più remoto e sempre pronte ad emergere quando i momenti, a volte ed inevitabilmente possono rendersi tesi. Poi c’è Miria, la sua sposa, la conosco da un po’ meno, ma da sufficiente tempo per dire di essere la donna che ogni uomo ambirebbe di avere. Già pensare di condividere con la propria consorte i momenti più significativi della propria passione  può ritenersi una grande fortuna. Se a questo aggiungiamo che assieme a Mirco si occupa del lavoro più oscuro dell’organizzatrice pura: permessi, passaporti, visti, voli aerei, biglietti e operazioni informatiche di ogni tipo e quant’altro, oltre a condurre il suo mega fuoristrada destinato sia all’allestimento da campo che alla raccolta di quei poveracci che rimangono a piedi!!! Allora si capisce proprio che non è solo fortuna, ma è anche qualcosa di molto ma molto di più. E’ condivisione e fusione in un'unica realtà di tutti i sentimenti che pervadono l’essere umano in tutta la loro intensità ed essenza, nel relazionarsi con l’altro, che in sintesi si possono tradurre nella capacità di amarsi allo stato puro. Poi insieme, un bel giorno, Mirco e  Miria  hanno concepito Tommaso, Tommy per tutti noi, un bimbetto vispo, sano e allegro, che ancora, avendo solo poco più di cinque anni, non è pienamente consapevole della grande fortuna di cui può godere. Poter essere  sempre presente con i propri genitori, ad ogni viaggio che loro stessi organizzano nel cuore dell’Africa  è  sicuramente una delle cose più belle che una famiglia possa desiderare. Siete veramente tutti e tre estremamente fortunati, apprezzate a fondo questo grande privilegio, in pochissimi possono godere di tale situazione e io mi unisco a Voi nell’augurio più sincero e accorato, affinché mai nessuna evenienza possa far si che questo perfetto equilibrio che Voi avete realizzato sia mai scindibile. A me, personalmente, sembra un sogno bellissimo.
Certo che le riflessioni che mi hanno pervaso mentre guidavo la mia moto sono state le più variegate. Cercare di tenerle ordinate nella mia mente non è stato sempre facile. L’Africa, per chi ne è attratto, ma anche per chi vi si reca per la prima volta ha il potere di far suscitare emozioni e sensazioni di una tale forza, che la mente e il fisico molto spesso non riescono a trattenere. Si mischiano nell’aria, si confondono con gli odori e con i sapori, ma la cosa più bella che ritengo di poter dire è che si condividono appieno con chi ti sta accanto, in una sorta di miscellanea globale che rende la semplice conoscenza di un momento in una forte amicizia da sempre e che ti azzera in un istante la barriera del tempo.
Avere la sensazione di relazionarsi con gli altri, i tuoi compagni di avventura, come fossero amici di vecchia data, è una facoltà che solo quella terra ti può dare. Essa ha il potere di demolire sul nascere qualsiasi eventuale incomprensione e si è sempre comunque tutti uguali. Mi sono trovato veramente bene con tutti i miei amici. Mi è capitato spesso di osservarli ed ascoltarli in maniera molto intensa e devo dire che uno in particolare mi ha veramente colpito. Certo l’Africa ha anche il potere di fare emergere in maniera chiara e cristallina la persona nello stato più puro, per come ti fa vivere tutti i momenti che essa stessa ti pone. Grazie a questo, anche l’uomo che apparentemente può sembrare il più ruvido e scorzoso guardandolo bene negli occhi, ascoltandolo nei minimi dettagli ed osservandolo come si muove, ti consegna, nelle tue mani, la sua personalità più intima e umana che dispone. Questo, che non è un semplice dettaglio, solo l’Africa te lo fa scoprire. Ora, credo proprio di aver concluso il mio racconto, spero di essere stato il più possibile scorrevole e lineare nella descrizione dei fatti. Sicuramente mi verranno in mente tante altre cose che non ho citato, succede spesso quando le emozioni sono molte, ma mi perdonerete, se per l’occasione, le terrò con me.


  
  Grazie della Vostra compagnia.  Alla prossima avventura, il Vostro amico Giorgio

 

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