Il "mio" Tuareg Rallye 2017


17/26 marzo 2017
Il Tuareg Rallye raccontato da Claudio, endurista amatoriale che a 50 anni partecipa alla sua prima gara...




Il giro di boa dei 50 anni compiuti è stato pochi mesi fa e nella carriera di un endurista amatoriale ci deve per forza essere anche l’esperienza di un vero e proprio rally africano .… soprattutto sui ricordi ancora incancellabili delle passate edizioni della famosa e ormai leggendaria Parigi-Dakar. La storia ed i racconti delle lunghe tappe nelle zone desertiche, il fascino delle dune e della guida particolare sulla sabbia, la spinta di amici che l’avevano già fatto insieme ad un pizzico di incoscienza sono stati i principali motivi che mi hanno portato a compilare ed inviare il modulo di iscrizione nei tempi previsti dall’organizzazione tedesca.  
I ragazzi di Azzurrorosa di Rimini hanno fornito con entusiasmo ed esperienza tutto il supporto logistico e l’assistenza meccanica necessaria ad un’impresa del genere, perché bisogna proprio definirla così visto l’estensione del percorso, la durata e soprattutto la location:  come al solito il Marocco, al momento la nazione del nord Africa più tranquilla da eventi esterni pericolosi e più organizzata e preparata dal punto di vista turistico. 
Questo rally africano al contrario di altre manifestazioni analoghe ma con la presenza di piloti professionisti e case ufficiali, è il più economico in termini di costi di iscrizione e di partecipazione e soprattutto permette anche ai neofiti ed amatori a digiuno di questo mondo particolare di poter agevolmente prenderne parte con tranquillità, e per chi lo desidera scegliendo la categoria Pro, con delle parti aggiuntive da percorrere per essere in una vera e propria gara competitiva.  
I punti GPS sono stati forniti in anticipo e hanno permesso di vedere con il programma Base Camp l’area e la distanza previste ma era solo alla sera precedente di ciascuna delle sette tappe quando si ritirava e studiava il lungo foglio cartaceo del roadbook che si riusciva a capire veramente la complessità e le particolari difficoltà da superare, senza l’ausilio di una comoda traccia da seguire con lo strumento tecnologico.
Consegnata quindi la moto, il bagaglio personale e la cassa con i ricambi qualche giorno prima per il trasporto via terra, tramite il furgone attrezzato, è stato necessario solo raggiungere con l’aereo l’hotel a Midelt, un paese circondato dalle montagne del medio Atlante con le cime ancora ben imbiancate di neve ed un vento gelido che sferza tra i vari mezzi di assistenza e prepararsi per l’impresa.
Le prime tappe si susseguono con partenza prevista al mattino presto e arrivo dopo una media di 300 km attraverso i tipici panorami marocchini, con le lunghe piste piatte con ghiaia ed in terra battuta, gli insidiosi piccoli canyon scavati dallo scorrere delle acque ed al momento completamente asciutti: i percorsi si snodavano sinuosamente fino alle vette che devono essere per forza superate, anche a costo di passare attraverso una fastidiosa pioggia gelata che nel punto più alto poteva trasformarsi in nevischio, colorando di bianco momentaneo le pietraie circostanti.
Il bivacco più caratteristico della manifestazione è alla fine di una lunga tappa proprio ai piedi di una montagna  con i ruderi di una fortezza medioevale dove l’organizzazione ha provveduto a montare un gigantesco campo tendato ed a fornire un ottima cena con un menu a buffet in piena zona desertica: la sveglia all’indomani all’alba naturalmente con musica hard rock tedesca avverte tutti i partecipanti per la partenza ad intervalli di 1 minuto ciascuno. 
Capita anche di perdersi lungo il percorso e doversi subito ingegnare per poter ritrovare la giusta traccia e quindi riprendere la navigazione per arrivare nei tempi previsti alle partenze delle diverse prove speciali: l’inflessibile ma precisa organizzazione infatti proibisce il percorso previsto se si arriva fuori dal tempo massimo, e bisogna quindi ripiegare sull’asfalto noioso per raggiungere il punto finale.
Per i tre giorni successivi abbiamo poi fatto base a Merzouga, dove ci sono le spettacolari dune sabbiose dell’Erg Chebbi ed una cornice naturale di tramonti dai colori rossastri e le carovane dei cammelli, sebbene per uso turistico, che creano sempre delle immagini molto apprezzate.  Le tappe prevedevano numerose prove di guida su sabbia ed una vedeva addirittura tutte le moto schierate in linea per una partenza simultanea di tutti i concorrenti con l’elicottero che riprendeva la scena dall’alto sollevando nuvole di sabbia e rendeva il momento ancora più adrenalinico: la conclusione era un lungo giro sulle dune, solamente l’assaggio del “Duna Race” dell’indomani.
Per questa dura prova bisogna dunque percorrere due o tre giri completi dell’Erg Chebbi con il punto finale esattamente sulla cima della duna più alta dove solamente pochi piloti sono riusciti a portare la moto lungo tutta la parete quasi verticale ed arrivare vittoriosi sulla cresta mentre gli altri si sono accontentati di raggiungerla a carponi con una fatica fisica ancora maggiore.
Alla sera, nonostante la stanchezza che via via si accumula, è d’obbligo una rapida occhiata alle classifiche soprattutto per capire l’orario esatto di partenza dell’indomani, e si scopre che i tempi si sono allungati per le penalità che vengono inflitte ad ogni punto di controllo saltato: è possibile comunque presentare il reclamo che viene attentamente valutato dall’organizzazione che provvede a fare le modifiche del caso.
Le ultime due tappe previste sono anche le più lunghe, con un passaggio spettacolare nel punto panoramico che sovrasta l’oasi di Tafilalet, la distesa di palme verdi ai piedi dell’altopiano è una sosta d’obbligo per scattare qualche foto ricordo.  Partenza infine dall’hotel di Midelt con un trasferimento iniziale in asfalto di quasi 100 km quando è ancora praticamente buio: il freddo nel primo tratto di strada aggredisce tutti i motociclisti nonostante avessimo pure indossato la tuta antipioggia come ulteriore protezione.  Per un banale errore di navigazione che ci porta alla città di Nador, allunghiamo di 70 km di strada costiera trafficata per arrivare al punto finale nella zona balneare di Saidia, in tempo per consegnare per l’ultima volta la tabella dei controlli orari, ritirare la medaglia che  attesta la partecipazione al Tuareg Rally e prendere parte alla sfilate finale per le vie del paese.  La festa finale con la premiazione scatta poi nel moderno hotel con musica ininterrotta fino al mattino successivo e bevande alcoliche senza limiti incluse nel pacchetto, e la presentazione della prossima edizione con un percorso inedito ma già stabilito.

 
 

Claudio Chiumello

 



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