Marocco, in moto dall'Atlas al Deserto


28 aprile 5 maggio 2013
Raid Offroad per moto maxienduro "Bicilindrici nel Deserto"


…. IN MAROCCO

Aprile/Maggio 2013

Dopo il trasferimento aereo diretto, veloce e indolore dall’Italia verso Marrakech segue il giro turistico nella famosa e particolare piazza Jam El Fnaa con gli annessi personaggi curiosi, i soliti negozi e bazar di paccottiglia e gli odori di cibo e spezie che pervadono l’aria, ma già siamo in attesa delle moto che sono in arrivo via nave dall’Italia e dopo l’ultima controllata non so più neanch’io a che cosa, finalmente si parte dall’hotel in direzione delle montagne dell’Atlante.

Bisogna staccare il cervello dalla quotidianità monotona e cittadina per immergerci nelle desolate strade ben asfaltate e nelle piste
sterrate e sassose che attraversano le montagne e poter apprezzare questo tipo di viaggio che ci porterà alla fine a percorrere 1700 chilometri con le moto, seguite da due auto d’appoggio. 

Già dalle prime curve nella salita verso il passo Tiz’n Tichka si riesce a comprendere che il freddo mattutino ci accompagnerà fino ai 2.260 metri della cima insieme alle improvvise folate di vento gelido che ci costringono ad indossare l’abbigliamento antipioggia come ulteriore protezione: foto di rito davanti al cippo con le moto schierate e poi via verso la discesa con innumerevoli curve strette e tornanti a gomito sul profondo precipizio mal segnalato.    

 

Ouarzazate con la sua bella zona storica fortunatamente tenuta in
modo eccellente e le strutture

ormai abbandonate di set cinematografici, ci apre la strada nella Valle Dades dove il fiume nel corso dei millenni ha scavato un vero e proprio canyon spettacolare nella roccia rossastra, che assume un colore unico nelle ore che precedono il tramonto, con le ombre lunghe che invadono la strada.

 

Una deviazione verso un passo di stile alpino con una strada sinuosa che ci porta fino a 2.900 metri di quota e l’incontro con un ciclista svizzero solitario e completamente suonato ci fanno ricordare che non siamo gli unici a percorrere queste zone solitarie.  Durante la lunga discesa la temperatura inizia a risalire verso i livelli nord-africani, insieme al vento caldo e secco, e si inizia finalmente a sostituire l’abbigliamento da moto.

Zagorà possiamo solo ricordarcela per una sosta inutile da un laido meccanico locale e il furto del mio paracollo giallo marchiato Azzurrorosa, ricordo di un precedente viaggio, e imprudentemente lasciato sul manubrio della moto, da parte di alcuni laceri ragazzini che ciondolano intorno all’officina, ed anche al cartello ormai sbiadito ma sempre molto fotografato da tutti i turisti di passaggio  “Per Timbuctù 52 giorni di cammello”.

La valle della Draa la percorriamo sul lato non asfaltato ed attraversiamo dei villaggi polverosi insieme a palmeti rigogliosi per la presenza di canaline d’acqua che permettono la sopravvivenza delle coltivazioni agricole, e dove l’unica costruzione moderna e ben tenuta è la moschea, mentre i bambini curiosi ci salutano ad ogni curva e non si spaventano della polvere che si solleva al passaggio di ogni moto .

La zona desertica di Mahmid è il punto più a est che tocchiamo, vicino al confine con l’Algeria purtroppo ancora chiuso per l’incapacità da parte dei due stati confinanti di trovare una linea comune che favorisca il passaggio turistico e gli scambi commerciali.  Le dune basse e spezzate su un solo lato ricordano quelle della Tunisia e mettono subito a dura prova la resistenza fisica e l’abilità di quasi tutti i partecipanti soprattutto quelli con i bicilindrici più ingombranti.

Queste dune rimangono questa volta solo un piccolo assaggio per le moto che toccano la vera sabbia sahariana prima di riprendere il nastro d’asfalto quasi sempre in buone condizioni e con traffico inesistente.

La cittadina di Taroudant, con la storica cinta muraria rossastra e la residenza del pascià trasformata in hotel con purtroppo scarsa manutenzione ma con uno splendido e rigoglioso giardino tropicale che si estende all’interno dei vari cortili tra decorazioni moresche e mosaici colorati di azzurro ed una piscina di acqua freschissima.  Qualche raro gruppo di turisti organizzati che si spinge fino a questa cittadina lo si può incontrare nel vicino centro storico chiuso al traffico e nella salone del ristorante dell’hotel alle prese purtroppo con la mediocrità del cibo che viene servito. 

La strada si inerpica ripida verso il Passo Tiz’n Test ed attraversa la zona dove viene raccolta lamaggior parte dell’Argan le cui bacche vengono utilizzate localmente nella cosmetica femminile, mentre la fine del viaggio con la discesa verso Marrakech per l’ultima serata insieme al gruppo al completo davanti al cous cous speziato ed altri cibi locali.

Gli splendidi panorami attraversati fanno velocemente dimenticare il cibo purtroppo monotono e la difficoltà nel reperimento di bevande alcoliche mentre continua a persistere la scarsa propensione al riciclo e allo smaltimento organizzato di qualunque tipo di rifiuto solido da parte della maggioranza della popolazione: il pessimo risultato sono le distese di sacchetti di plastica e bottiglie colorate trasportate furiosamente dal  vento non appena si esce da qualunque luogo abitato.  

 

Claudio

Milano, 31/5/2013

 

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