Rimini - Dakar 2012


22 dicembre 2011 7 gennaio 2012
Da Rimini a Dakar con un Suzuki DR 400, il racconto di Claudio

VERSO DAKAR
 
Il raid è descritto a ritroso:  l’ultima immagine viva infatti è la nitida stellata dall’aeroporto affollato e caotico di Dakar nonostante sia notte inoltrata, con tutta la sua umanità in partenza verso l’Europa ed i ragazzi malandrini che tentano ancora il trucco del cambio degli Euro in moneta lasciandoti in mano un valore sicuramente inferiore ed ottenere un piccolo guadagno immediato …
Il giorno di relax forse meritato e necessario sulla spiaggia di fronte all’hotel con i piedi nella sabbia e la birra fredda locale Gazelle  mentre alcuni dei compagni di questa bella avventura effettuano una visita turistica all’isola di Gorèe, ultimo avamposto d’Africa per gli schiavi prima della lunga traversata atlantica verso le piantagione di cotone ed il lavoro coatto.  Il grande mercato Sandaga situato nel centro della capitale senegalese non ha più il fascino esotico e gli odori improponibili  perché la mercanzia cinese è ormai dappertutto.  Troviamo all’ombra di un albero secolare in un angolo della piazza dell’Indipendenza, satura di traffico e gas di scarico, il cippo stradale della Route N1 con segnato il chilometro zero, dove inizia o finisce questa importante strada litoranea.
La frontiera d’ingresso con il Senegal, lunga e noiosa ma soprattutto corrotta con tutti indistintamente è anche famelica con tutto ciò che potrebbe avere un minimo ritorno economico: molta pazienza per le ore perse ma soddisfazione per essere riusciti a superare anche questo confine politico che attraversando poi la cittadina storica di Saint Louis segna anche l’avvicinamento finale alla sua capitale, Dakar, con una sosta quasi obbligata al Lago Rosa, di fianco all’immensa spiaggia battuta dalle lunghe onde atlantiche e soprattutto famosa per essere stata tappa finale e arrivo della corsa motociclistica più conosciuta ed emozionante nel mondo: la Parigi-Dakar.  Una deviazione all’interno di una riserva naturale ci porta attraverso una strada in terra battuta popolata di aironi e gabbiani che si alzano in volo al nostro passaggio, mentre mandrie di zebù e facoceri selvatici spaventati scappano a zampe levate nel terreno brullo.   
 
La Mauritania è un container rugginoso che rappresenta il posto d’uscita dal paese prima del ponte sul fiume Senegal, ed è situata in mezzo la fine della zona subsahariana e l’inizio dell’Africa nera dove anche si può assistere al cambio della vegetazione con i baobab che appaiano come mastodontici funghi e i differenti tratti somatici delle diverse etnie locali.  La povertà è ancora diffusa, le automobili usatissime e scassate, gli animali magri che gironzolano in giro alla ricerca dei pochi rifiuti commestibili insieme a bambini laceri e scalzi, traffico disordinato e polvere nelle due principali città attraversate, i posti di blocco frequenti che dovrebbero controllare il traffico scarso con i giovani militari con le loro divise logore ma sempre estremamente curiosi e sorridenti.  Lingue di sabbia gialla e fine spinta dal vento dalle dune vicine si allungano minacciosamente ai lati della strada, tenendo sempre alto il livello di attenzione alla guida dei propri mezzi.
 
Il Marocco è il freddo quasi alpino sulle strade panoramiche delle montagne del Medio Atlante, attraverso le valli strette dove il fiume secco e le strade sterrate come unico collegamento alle rare case sperdute.  Poi cambia e sono le splendide scogliere a strapiombo sull’Oceano Atlantico con i pescatori che si sporgono con le lunghe canne da pesca ed offrono il pescato fresco direttamente sulla strada.  Il nastro asfaltato finora ancora in buone condizioni della Route N1 corre parallela ed è qui concentrata la più strana comunità viaggiante che senza sosta si sposta in entrambe le direzioni: quando ci si ferma per riposare, nutrirsi e fare carburante si incontrano i viaggiatori solitari in bicicletta, in moto, a piedi con i mezzi locali, coppie di camperisti ormai navigate alle lunghe assenze da casa, e le famiglie locali nelle loro autovetture cariche di bagagli fino al limite fisico.
Con le moto a manetta direttamente sulla spiaggia ed una una sosta in un piccolo villaggio di pescatori con un piacevole ristorante che offre pesce alla brace e tè verde alla menta servito bollente, mentre le barche da pesca vengono trainate sulla spiaggia da una coppia di muli anziani.  Anche le formazioni calcaree delle “zampe di elefante” e gli archi giganteschi scavati nella roccia dal mare dove ci si può infilare dentro con la moto fanno parte dei primi ricordi di questo viaggio.
 
La partenza dall’Italia con un aereo diretto fino a Casablanca per poi vestirci rapidamente con l’abbigliamento tecnico ed accendere le moto arrivate fin qui con un carrello di traino via nave Genova-Tangeri dell’organizzazione riminese, ed anche per loro è “una prima volta” con ancora diverse incognite tutte da scoprire.
La conferma della partenza con il numero minimo necessario di moto è la notizia più piacevole ed inizia subito la richiesta dei visti turistici per l’ingresso nei paesi del Nord Africa con la propria motocicletta. 
Un vecchio sogno poi diventato desiderio che deve essere realizzato: poter riuscire ad arrivare con la propria moto fino a Dakar …
 
 14/12/12