Raid Me Aprilia Bicilindrici nel deserto


Ottobre 2006
Raid offroad per Maxienduro

data: 28 Ottobre 4 Novembre 2006
Paese: Tunisia
Nome del Viaggio: Bicilindrici nel Deserto
tipologia: fuoristrada
Km. totali percorsi: 1.900
Km di fuoristrada: 500

Racconto di Ermanno Tognolo

PRIMO GIORNO LA PARTENZA

Finalmente è arrivato il giorno che ho atteso da una vita, il giorno della partenza per la Tunisia. È un esperienza nuova, per me che sono abituato ad affrontare quotidianamente i miei viaggi in moto in un affollato paese fatto di asfalto e di caos, gli unici deserti che ho visto sono solo sempre stati quelli della mia immaginazione e della mia voglia di provare qualche cosa di nuovo anche se con qualche paura nascosta. Ora sono qui su una nave con gente che non conosco, ma che spero diverranno degli ottimi compagni di avventura, per realizzare in parte i miei sogni.

 IL SECONDO GIORNO L’ARRIVO IN TUNISIA

Abbiamo viaggiato tutta la notte e parte della giornata e ho avuto il tempo per conoscere meglio i miei compagni di viaggio e anche se il tempo di conoscerci è stato poco, penso che con loro potrò vivere una bella esperienza. È ormai pomeriggio quando dal ponte della nave riesco ad avvistare le coste della Tunisia, il blu intenso del mare è andato via via schiarendosi fino a confondersi con il bianco paesaggio di Tunisi. Le case si avvicinano sempre di più sino a farmi ammirare in ogni particolare il porto e le sue imbarcazioni ormeggiate, le case e il via vai di gente indaffarata. Sono le sedici e finalmente la stiva si apre e nel chiasso generale auto moto camion e quant’altro iniziano ad uscire e la mia emozione sale. Scaricato le moto e i mezzi che ci accompagneranno partiamo alla volta della nostra prima meta, un albergo di Hammamet, dove passeremo la prima notte, la strada è asfaltata, se così si può dire e fa molto caldo. Nella notte Mirko la nostra guida del' Raid Me Aprilia, deve riparare la sua auto che perde gasolio e sostituire le ruote delle moto a noleggio, per lui e i suoi collaboratori sarà una lunga notte, per noi una notte di riposo prima di affrontare la prima e impegnativa tappa.

IL TERZO GIORNO DOBBIAMO RAGGIUNGERE TOUZEUR E INIZIAMO IL PRIMO TRATTO DI OFF-ROAD

Si parte, puntiamo direttamente verso Gafsa, sito archeologico romano, dove inizieranno i primi tratti di fuoristrada che ci portano alle oasi di montagna di Midès, Tamerza e Chebika. Durante il viaggio abbiamo gustato la pecora, le mosche erano il contorno locale, se avessi dovuto mangiarla a casa avrei preferito fare dieta ma qui ho imparato a gustare tutta la tipicità dei luoghi. La harissa il tipico peperoncino fresco macinato e la verdura locale hanno fatto il vero contorno di questi piatti poveri. Finito l’asfalto è iniziata la strada in sterrato con piccoli tratti di sabbia, ci sono arbusti e piante e non è certamente il paesaggio che io mi aspettavo di trovare, credevo di vedere i tipici paesaggi del deserto, con sabbia e miraggi, ma anche questa è una sorpresa meravigliosa. Iniziamo la salita della pista di Rommel, lastricata da tavole di cemento che veniva usata per raggiungere le montagne dalle sue truppe, al culmine del passo abbiamo potuto ammirare il lago salato de El Choot El Gharsa e tutto l’immenso paesaggio tunisino. Facciamo le immancabili fotografie di rito, contiamo i “danni” delle prime cadute e ci avviciniamo alla prima oasi di montagna. Il paesaggio è qualcosa di straordinario, ci sono delle gole immense scavate da un fiume ora inesistente, i datteri fanno capolino dal verde delle foglie, gustato il solito thè alla menta di rito ci apprestiamo a raggiungere Touzeur. Arriveremo a notte inoltrata ma il paesaggio meritava il sacrificio, scesi dalle moto entriamo in albergo, arrivo in camera mi guardo allo specchio e mi sembra di vedere un sopravvissuto e pensare che questo è stato il tragitto più facile, doccia, cena, immancabile breafing e di corsa a nanna per la tappa di domani.

IL QUARTO GIORNO DA TOUZEUR A DOUZ

E' arrivata una nuova giornata, sono le sei e ci stiamo preparando per fare il solito “asfalto” ma soprattutto il “fuoristrada” la nostra meta è Douz. Prima di lasciarci alle spalle Touzeur decidiamo di andare a fare un po’ di “numeri” sul lago salato di El Chott, ma purtroppo la crosta in superfice non è sufficentemente solida per permetterci di passare e siamo costretti ad aggirarlo per riprendere la nostra ”strada” fatta di pietre e lingue di sabbia. Ci dirigiamo verso il confine Algerino e superato Nefta si inizia la pista fuoristrada, anche qui mi chiedo “dove sta” il deserto, anche se si può dire che non ci sia molta compagnia in giro, ma è una questione di immaginarlo tutto sabbia con qualche scheletrino abbandonato e qualche viaggiatore perso che strisciando ti viene incontro a chiedere acqua, (forse vivo troppo  di fantasia) e invece ci sono le solite pietre, terra battuta e pianticelle.Però non si può dire che manchi il divertimento, sono iniziate le prime cadute stile libero (della serie speriamo che io me la cavo) la strada è a tratti invasa da sabbia simile a “borotalco” e quando te ne accorgi non puoi fare altro che accellerare e incrociare le dita sperando di atterrare sul morbido, sembra di stare in un video game, se mi dessero dieci punti ogni caduta sicuramente vincerei la partita. Ci fermiamo per un piccolo ristoro, Miria ci stupisce con dei panini di salame romagnolo e le classiche scatolette fanno diventare questo spuntino un pranzo da re. Raggiunto Douz nel pomeriggio scendo dalla moto e conto i danni e a parte la rottura del pedale del freno posteriore (che il magico Mirko ha prontamente riparato in pieno deserto) per il resto tutto ok. Approfitto dell’orario per farmi un tuffo nella sorprendente gelida piscina, mentre alcuni di noi provano l’emozione dei quad nelle prime dune del deserto. Dopo cena e dopo il breafing decidiamo di andare a sgranchire un po’ le gambe facendo visita alla bella cittadina che viene chiamata “La Porta Del Deserto” dove si svolge tutti gli anni un festival Tuareg più famoso del nord Africa. In effetti il posto è molto caratteristico, nulla a che vedere con le cittadine visitate dal turismo di massa, gli odori che si sentono sono un misto di profumi essenze con aggiunta di una buona dose di sottofondi sgradevoli di tutti i tipi, che insieme al paesaggio crea un mondo totalmente diverso a quello da noi conosciuto. Facciamo un pò di spesa, prima di ritornare in albergo, io acquisto qualche regalino di fattura artigianale per mia moglie, che così supererà meglio il fatto che non è potuta venire.

IL QUINTO GIORNO ARRIVO AL CAMPO TENDATO DEL DESERTO

E siamo arrivati al quinto giorno Douz - Ksar Ghilane, una tappa quasi tutta in fuoristrada, il caldo patito nei giorni precedenti, la voglia di vedere con più calma questi luoghi meravigliosi, mi fa rimanere in macchina lasciando la mia moto a Nico, dottore e pilota sostitutivo del gruppo. Prima di partire insieme ad Ernesto, dottore e collega di Nico andiamo al mercato di Douz con la sua “vecchietta” una Pajero  del ’91 usata per la prima volta in fuoristrada dopo tanti anni di sudato asfalto.  Qui il profumo di un mandarino sbucciato da una turista ci assale e decidiamo di acquistare oltre al pane, anche della frutta, mandarini e banane, qualche foto e poi via di corsa verso le prime vere dune. Il mio collega di stanza Dario decide di fare asfalto insieme a Raffaele entrambi provati dai giorni precedenti, decidono di riposarsi così. Qui la sabbia miete vittime illustri, sono praticamente caduti tutti, anche Mirko il nostro accompagnatore con la sua Caponord ci regala un bel tuffo.  Ci fermiamo al bar vicino all’asfalto dopo circa 40 km di pista e sabbia, qui ritroviamo Dario e Raffaele e dopo il consueto thè, ripartiamo per la pipe-line che incontreremo dopo alcuni chilometri di asfalto. Ci fermiamo per la sosta pranzo al “caffè Bir Soltane e poi ripartiamo per Ksar Ghilane, l’oasi del deserto più famosa, sia per la sua pozza di acqua calda naturale, sia per l’albergo tendopoli molto caratteristico. Qui il nostro banchetto sarà ancora a base di scatolette, salame e formaggio, in quest’oasi ti sembra di essere veramente in un fumetto, palme da datteri, acqua, vegetazione immersi nel nulla del deserto. Finito il banchetto decido di uscire a piedi e qui vedo le prime dune del deserto, sono uno spettacolo indescrivibile, ecco che finalmente la realtà ha preso il posto della mia fantasia. Ora finalmente ho davanti agli occhi quello che solo fino ad oggi vedevo nei film è una cosa impressionante, le dune sono alte come case, non ci sono più alberelli o pietre, ma solo un immensa distesa di sabbia color ocra e il niente assoluto, vengo assalito da una strana sensazione che non riesco a capire se dovuta ad un senso di ammirazione e stupore o ad una crisi di panico, al pensiero di dover inoltrarmi in quel mare di sabbia che si perde a vista d’occhio. Ci inoltriamo per raggiungere il campo tendato dove passeremo la notte, lungo la pista incontriamo dei dromedari, ti chiedi da dove siano usciti e loro ci guardano con un aria strana come per chiederci dove pensiamo di andare con quegli strani animali rumorosi che ci trasportano. Lungo la pista mi rendo conto di cosa volevano dirci i dromedari, è un susseguirsi di cadute la sabbia ti penetra nel casco e nei vestiti come fosse fumo ed è veramente difficile mantenersi in piedi, il paesaggio è surreale, non si riesce a descrivere cosa si vede e soprattutto quello che provi nel trovarti in un posto simile. Arrivati al campo veniamo accolti dai Beduini che prima ci accompagnano nelle tende e poi quando ci troviamo per la cena ci spiegano il loro modo di vivere le loro usanze. Raccontano intorno al fuoco che sono in pochi in questo periodo perché si sono radunati tutti in lunghe carovane per raggiungere una grossa festa nel bel mezzo del deserto dove faranno i loro scambi, concluderanno affari, ma soprattutto si svolgeranno dei giochi con i loro magnifici cavalli di razza araba, io ne ho avuto uno e so cosa si prova a stare in loro compagnia salire sulla loro groppa e volare nel vero senso della parola sui prati, ma qui nel deserto deve essere una cosa magnifica, qui sono a casa loro, sono nati e vivono da millenni in questo ambiente e più ci penso più volo con il mio pensiero insieme a loro. Ci prepariamo a cenare, piatti tipici locali con sapori speziati, il tramonto nel deserto, la notte stellata che illumina le tende come fosse giorno mi fa sentire in una favola, che vorrei non finisse mai.

IL SESTO GIORNO SI AVVICINA IL RIENTRO

Siamo agli sgoccioli, lasciamo tristemente il campo, rifacciamo la strada a ritroso fino a deviare verso Matmata, qui la strada di sabbia lascia il posto alle piste di montagna. Sarà che si avvicina la fine degli sterrati, sarà perchè ormai mi sono fatto un pò di ossa in questo meraviglioso territorio, mi lascio prendere la mano. Dopo essermi accertato che il mio compagno Dario resti in buona compagnia, incomincio a correre nelle piste nel tentativo di acciuffare il gruppo veloce che ci precede, sulla mia strada trovo Enrico con il suo GS Adventure, il suo bisonte percorre la pista in modo divino, sembra volare sulle pietre e sulla sabbia, decido di accodarmi e di godermi questo ultimo scorcio di sterrato. Dobbiamo raggiungere Matmata e l'ebrezza dei forti profumi del deserto ci guida in questa meravigliosa tappa, siamo soli, siamo solo noi due, tutto intorno deserto e montagne davanti a noi, durante una pausa per far rilassare i muscoli, abbiamo quasi il terrore di esserci persi, ma appena ridiamo gas alle nostre moto tutto finisce. Purtroppo il risveglio da un sogno, prima una profonda buca presa con troppa velocità, poi una discesa sempre in curva, improvvisa senza piano di appoggio esterno mi fa toccare il terreno molto duramente. Risultato moto semidistrutta, piede sinistro e mano sinistra gonfie e doloranti per la terribile botta. Raggiungiamo gli altri fuori dalle porte di Matmata e ricomponiamo il gruppo, Mirko controlla i danni a moto e pilota e poi si riparte. Splendida sosta in questa cittadina caratteristica, le case Troglodite immerse nel tufo sembrano un paesaggio lunare, capisco perchè questi luoghi hanno ispirato film come "Guerre Stellari". Dopo un pranzo superbo, tipicamente tunisino si riparte, ormai è tutto asfalto fino a Kairouan, l'Africa durante il viaggio, ci regala ancora un tramonto superbo, che resterà sempre nei nostri ricordi.
Ormai siamo arrivati in albergo e l'unica mia preoccupazione è quella di farmi controllare il mio piede da Nico, il dottore ufficiale del gruppo, che non può fare altro che darmi un antidolorifico per la notte.

IL SETTIMO GIORNO SI RITORNA A TUNISI

Che tristezza è finita, il piede mi impedisce di concludere in moto il rientro a Tunisi, salutiamo Miria e i colleghi toscani che ripartono in aereo e quindi devono raggiungere l'aeroporto. Carichiamo le loro moto e la mia. Salgo sul furgone e mi godo un pò di paesaggi rilassato ma triste, anche perchè è iniziata una leggera pioggerellina che sembra salutare il nostro ritorno. In poco tempo raggiungiamo Tunisi, la nave è già in porto quindi un pasto veloce a base di pesce, in un tipico ristorante del lungomare, nonostante il brutto tempo la costa tunisina è bellissima e lascia ancor di più l'amaro in bocca per la partenza. Mentre aspettiamo il conto guardiamo il mare, nella spiaggia dei ragazzi giocano a pallone e tutto sembra riportarci indietro nel tempo, dentro ai nostri ricordi. Dobbiamo svegliarci subito, le pratiche per l'imbarco sono più veloci, ma altrettanto noiose e lunghe, manca ancora parecchio alla partenza. La sera appena saliti in nave, di corsa a mangiare, primo turno sembra di essere tornati al lavoro, iniziamo di nuovo la vita frenetica di tutti i giorni. Il mare mosso mi fa andare a letto presto, dormo profondamente fino al mattino, quando siamo già davanti le coste della Sardegna.

ULTIMO GIORNO TUTTI A CASA
Ormai si vedono le coste italiane, ci troviamo tutti a fare un breafing, è più la voglia di illuderci che non sia finita, ma la serenità del gruppo emerge, Mirko ci regala la "grappa" tunisina con il logo del team, ci scambiamo le foto, guardiamo quelle degli altri touri sui computer portatili e affrontiamo questi ultimi momenti insieme con la promessa di rivederci al più presto per rivivere questi momenti bellissimi.  Siamo a Genova, sempre in ritardo come al solito, facciamo la solita trafila per lo sbarco, anche qui i responsabili tunisini riescono a fare di tutto per complicarsi la vita e il nostro sbarco, appena toccato il suolo italiano i poliziotti ci ricordano che siamo di nuovo tornati alla civiltà, ma forse non sono mai stati in Africa e non conoscono il vero significato di questa parola. Siamo ai saluti, è bello rivedere mia moglie, mi è mancata tantissimo, devo fare attenzione a non farmi vedere zoppicare da mia mamma altrimenti chi la sente più. Ottengo subito, con tutto l'entusiasmo di questa avventura, la promessa di Cinzia per un viaggio insieme il prossimo anno, poi i saluti a quelli del gruppo, trattengo le lacrime a stento, è duro lasciare questi amici, è duro lasciare l'Africa.
                                                                                                                      Hermann