• Africa Eco Race 2026

    Africa Eco Race 2026

    25 gennaio 7 febbraio 2026

    Ci sono avventure che vanno oltre la semplice competizione sportiva. Sfide in cui il cronometro passa in secondo piano rispetto alla resilienza, alla condivisione e alla pura passione per i motori.

Africa Eco Race 2026 – Racconto di un viaggio che cambia la vita

Il Deserto ha un modo tutto suo di mettere alla prova le persone.
Ti osserva, ti misura, ti sfida. E poi, se dimostri rispetto e determinazione, ti lascia passare.
È così che è iniziata la nostra Africa Eco Race 2026: con un patto silenzioso tra noi, le nostre moto e quell’orizzonte infinito che sognavamo di raggiungere insieme.

Mirco, 62 anni, una vita di avventure alle spalle. Tommaso, 21 anni, tanta Africa in viaggio, ma la prima vera immersione nel cuore pulsante della gara.
Padre e figlio, due generazioni unite dallo stesso desiderio: arrivare al Lago Rosa fianco a fianco, e chiudere il viaggio incontrando le scuole che sosteniamo da tempo con le nostre raccolte fondi.

Ma questa non è stata solo la loro gara. Dietro ogni chilometro, ogni documento, ogni tappa, c’era Miria Amadori, mamma, moglie e anima organizzativa del Team Azzurrorosa. Prima della partenza ha affrontato tutta la burocrazia, i rapporti con l’organizzazione e la preparazione logistica. Durante la gara ha guidato il furgone di assistenza per oltre 7.000 km, attraversando piste, villaggi, confini e notti brevi per essere sempre dove serviva. La nostra avventura è stata possibile anche grazie alla sua forza silenziosa, alla sua precisione e alla sua capacità di tenere insieme tutto ciò che non si vede ma che fa funzionare una spedizione così complessa.

Un obiettivo semplice da raccontare, molto meno da conquistare. Delle 105 moto schierate alla partenza, solo 70 avrebbero visto Dakar.

Ogni mattina, uno accanto all’altro
La sabbia gelida dell’alba, il rombo dei motori che si risvegliano, lo sguardo complice prima di infilare il casco.
Ogni giorno iniziava così e ogni sera finiva allo stesso modo: due moto che tagliano il traguardo insieme, entro il tempo, nonostante tutto.
Perché nulla ci ha fermato. Non il caldo, non la fatica, non la paura. Nemmeno il dolore.

Il deserto non regala nulla
Dalla quinta tappa in poi, la gara ha mostrato il suo volto più duro. Due cadute violente sulle pietraie hanno lasciato a Mirco tre costole fratturate. Il tipo di infortunio che, per molti, significa fine della corsa.
Ma non per noi.
Il ritiro non è mai stato un’opzione. Tommaso ha imparato in pochi giorni ciò che altri imparano in anni: ascoltare il terreno, leggere il vento, gestire la moto e le emozioni.
Mirco ha stretto i denti, trasformando il dolore in determinazione.

La settima tappa resterà scolpita nella memoria.
Partiti in ritardo, abbiamo guidato per oltre due ore nel buio totale del Deserto. Solo il fascio di luce dei fari e il respiro del motore a farci compagnia. Alle 21:30 abbiamo tagliato il traguardo. Dietro di noi, 25 piloti venivano recuperati nella notte dal “camion balai”.

Forse è stato quello il momento in cui abbiamo capito che ce l’avremmo fatta.

Il traguardo, la sabbia, l’abbraccio
Dakar non è solo un punto sulla mappa. È un’emozione che ti esplode dentro.
Mirco e Tommaso hanno chiuso la classifica generale al 51° e 50° posto, sfiorando il podio nella categoria “Over 450” con un 5° e 4° posto.
Nella speciale finale, sulle sabbie magiche del Lago Rosa, hanno dominato la categoria arrivando 1° e 2°.

L’arrivo a Dakar ha segnato il compimento della nostra missione solidale: incontrare le scuole che sosteniamo da anni, portare un aiuto concreto, trasformare la fatica in qualcosa che resta.

Ci sono vittorie che non hanno bisogno di trofei
Sono fatte di polvere, di mani sporche, di sguardi che dicono “ce l’abbiamo fatta”. Sono fatte di un padre e un figlio che attraversano il deserto insieme e arrivano dall’altra parte più uniti, più forti, più consapevoli.

Quella di Mirco e Tommaso non è stata solo una gara. È stata una storia di coraggio, di famiglia, di solidarietà. Una di quelle avventure che non finiscono al traguardo, ma continuano a vivere in chi le ascolta.

Leggi l'articolo che ci ha dedicato Beta Motor

Guarda l'intervista doppia dopo la gara

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