Oman Extreme, Rub Al Khali, l’univesità delle dune


28 ottobre – 06 novembre 2016 Fly & drive
Racconto di viaggio di Filippo B.

“Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi, quando lo ricordi”

La mia avventura inizia un anno fa a Verucchio nell’ufficio di Azzurrorosa con Mirco ero li per parlare di  collaborazioni future quando gli dico: “mi piacerebbe per i miei 40 anni tornare nel mio amato deserto con moto e tenda” e lui “stiamo progettando il nostro nuovo viaggio in Oman extreme 10 giorni di dune, moto e tenda “ ed io “perfetto vengo” questo è stato l’inizio del mio viaggio

Passano 10 mesi ed è arrivato finalmente il 28 ottobre data del mio 40° compleanno e data della partenza,  “wow” ci siamo, i bagagli le moto e le derrate alimentari sono già partite un mese fa con il container destinazione Salalah; di buon mattino mi chiama Cristiano, con cui condividerò il viaggio fino a Milano dove incontreremo il resto del gruppo. L'Uomo si presenta in orario per il pranzo e ci concediamo delle belle tagliatelle con funghi in perfetto stile Umbro, che penso difficilmente troveremo in Oman e poi via verso Malpensa con sosta a Bologna per recuperare Mimmo.

A Milano incontriamo il resto del gruppo di cui conosco solo alcune persone. Siamo veramente tanti; sbrighiamo le pratiche aereoportuali e finalmente saliamo sul nostro primo aereo che ci porterà nella capitale Omanita, Muscat.

Durante la notte mille pensieri mi attraversano la mente, sono più di 5 anni che non rivedo il mio amato deserto, luogo che è stato in grado di stregarmi fin dalla prima volta che ci sono stato, e per di più per la prima volta sono senza il mio gruppo di soliti amici e del mio mentore Ezio che mi ha insegnato ad amare e rispettare questi luoghi, ma sono sicuro che mi troverò benissimo con la mia nuova compagnia.

Dopo un breve scalo prendiamo il secondo volo fino a Salalah base di partenza del nostro viaggio.

Siamo tutti ancora un pò frastornati dal viaggio ma tutti carichi e pronti per questa nuova avventura. Varcate le porte dell'aeroporto ci attanaglia un caldo umido soffocante, buttiamo i bagagli  sui pick-up e via verso l’albergo posizionato in riva all’Oceano Indiano.

L'organizzazione impronta uno spuntino veloce a bordo piscina che mi dà l'occasione di iniziare a socializzare con un gruppo di persone fantastiche ad affiatate che mi accolgono come nelle migliori famiglie. Il pomeriggio lo passiamo a farci un bel bagno rilassante nell'Oceano, a ridere, scherzare, preparare le moto e fare le ultime verifiche su mezzi di assistenza ed equipaggiamenti.

Per 10 giorni saremo soli nel nulla e con Mirco e Miria non si tralascia nulla sono dei veri professionisti che ti permettono sempre di viaggiare in sicurezza.

Cena in un ristorante locale all'aperto alle porte della Medina dove si mangia cibo locale in quantità indegna senza posate, non si beve alcool e abbiamo la compagnia di “piccoli ospiti” non proprio graditi. la truppa comincia a scalpitare, 32 persone di cui 8 di staff sembrano già un tutt'uno. Fra risate e schiamazzi ci accorgiamo di essere noi l'attrazione della serata e dopo avere chiesto ad un cameriere di scattarci una foto di gruppo, iniziano le foto con i ragazzi locali che si avvicinano e si fanno dei selfie con noi come sfondo.

Osservo attentamente questa gente; è la prima volta che vengo in Oman e rimango colpito da una situazione per me paradossale: Tutte le donne portano il  “burqa” (abito nero che lascia solo gli occhi liberi), ma si muovono liberamente guidando l'auto, facendo spesa ai supermercati, nuovi e lussuosi, gli abiti rigorosamente tutti neri, sono di stoffe finissime, si intravedono gioielli, smatphone ultimo modello e occhi profondi abilmente truccati. Le auto poi, sono tutte di grossa cilindrata rigorosamente a benzina. La probabilità di incrociare un'utilitaria è la stessa di incrociare da noi una Lamborghini sotto casa. Forse il consumismo logorerà presto anche loro.

Ci siamo è arrivato il giorno tanto atteso quello della partenza ore 9 già tutti pronti vestiti con tutte le macchine cariche e pronte a partire l’atmosfera che si respira è quella di una grande raid.

Mirco ci chiama per un veloce breafing dove ci spiega a grandi linee cosa troveremo nei prossimi giorni e le regole base da seguire per moto e macchine.
Ci siamo, salgo sulla mia moto, che purtroppo non è una Beta, ma va bene lo stesso; pulsante start e si parte.

I primi 70 km sono su asfalto, saliamo ripidi sulle montagne dietro a Salalah per poi prendere la prima delle numerose piste che ci porteranno fino al Rub Al Khali, il protagonista del nostro viaggio, uno dei deserti di dune più grandi al mondo che si estende oltre il confine dell'Arabia Saudita per centinaia di chilometri, chiamato anche “il quarto vuoto” nome non troppo rassicurante.

Siamo tutti diligenti nessuno esagera, è il primo giorno e ci aspettano oltre 200 km di sterrato attraverso prima le montagne poi in un letto di un fiume in secca dove prestiamo moltissima attenzione ai cammelli, animale praticamente sacro da queste parti.
Stanchi ma felici montiamo il primo campo, all'imbrunire, a circa 70 km dalla nostra meta.
La magia ha inizio: come tante formichine che lavorano alla loro tana, si montano tende, si aprono tavoli, compare una cucina da campo ed una piccola comunità sorge in mezzo al nulla. L’organizzazione non ci fa mancare nulla, avremo sempre un pasto caldo per cena e non solo.

Prima sveglia al campo all'alba con il rock duro della colonna sonora ufficiale del Tuareg Rallye…. Ma in realtà siamo già tutti pronti e svegli; oggi si entra nelle dune.

Arrivo al tavolo dove è stata preparata la colazione e rimango stupito pane, Nutella marmellata, biscotti caffè tè...  non manca proprio niente.
Smontiamo velocemente il campo, carichiamo tutto sui pick-up, partiamo e percorriamo gli ultimi 70 km di pista e finalmente, sulla nostra destra, si stagliano le maestose dune del Rub Al Khali, ora si inizia far sul serio.

I primi passaggi sono su piccole dune che ci serviranno per prendere il ritmo e un pò di confidenza con la sabbia. Le macchine, ancora stracariche, trovano diverse difficoltà insabbiandosi ripetute volte ma Mirco si erge a direttore d'orchestra e dispensando utili consigli (“zio bo dagli gas”) riporterà la situazione alla normalità

Rinaldo che ha il compito di chiudere il gruppo delle moto già inizia a maledirmi, assieme ad Alex comincio a creare il gruppo dei “dissidenti” che mentre attende il passaggio delle macchine comincia a salire, con fortune alterne, e a scendere dalle altissime dune.

Abbiamo anche il piacere di fare un gradito incontro con un gruppo di ragazzi Omaniti che sicuramente hanno seguito le nostre tracce sulla sabbia con i loro potenti 4x4 che si mettono a scorrazzare pericolosamente sulle creste delle dune e facendo un pò di sana baldoria tutti insieme “l’integrazione è possibile”.
La giornata volge al termine e ci accingiamo a preparare il secondo bivacco. Alla fine saranno 6 le notti consecutive all’interno di uno dei deserti più belli che abbia mai visto, con dune maestose, colori intensi e notti stellate indimenticabili.

I prossimi giorni saranno un susseguirsi di passaggi mozzafiato che metteranno sempre a dura prova piloti e mezzi, ma a questo punto penso che siano le foto piuttosto che il testo a rendere giustizia a questo spettacolo della natura.

Mi piacerebbe soffermarmi invece sulle persone e gli episodi che hanno reso speciale questo viaggio.

Partiamo dai “dissidendi” la mia vena indisciplinata mi ha subito portato a guidare fuori traccia surfando su e giù per le dune, provando passaggi sempre più complessi. Ben presto mi si è affiancato Alex, che dopo qualche timida prova, è cresciuto a dismisura dandomi alla fine anche paga su qualche grande duna; e poi si sono aggiunti, Marco, Giuliano, Cristiano e Raul. Bello vedere da lassù, quel magnifico susseguirsi di dune e plateau fino all’infinito, ridendo e scherzando, osservando le macchine passare con precise manovre alla base delle dune.

Come non parlare di Passerini il “saggio” del gruppo che nonostante la sua età non si è mai fatto attendere e la sera ci ha allietato con le storie della sua vita “movimentata” sicuramente una persona che lascia il segno.

Il gruppo “Zusannen” dei lombardi che durante le nostre cene si è esibito in balletti gang e uno splendido karaoke sotto le stelle dove la compagina femminile ha dato il meglio di se.

Le persone più vicine a me però sono state sicuramente Cristiano, Raul e i nostri “genitori Bergamaschi” Giuliano e Pinuccia con cui ho condiviso tutte le albe, i tramonti e trascorso serate a chiacchierare fuori dalle tende avvolti da un bellissimo cielo stellato e che hanno trasformato un semplice viaggio un' esperienza di vita e una crescita interiore.

Difficile in poche righe ricordare tutti i momenti di un viaggio pieno di emozioni profumi colori e sensazioni condivisi con la splendida famiglia di Azzurrorosa di cui ho avuto l’onore di entrare a far parte.

Nel deserto si comprende a pieno il valore dell’amicizia, del gruppo, tutti siamo dipendenti dai nostri compagni di viaggio loro sono la tua famiglia, sono coloro che faranno la differenza in quest’ambiente così bello ma allo stesso tempo così difficile e “lontano della civiltà”, qui si riscopre il valore delle cose semplici e dei piccoli gesti.  

Purtroppo il viaggio è finito, dopo 1.400 km e qualche “acciacco fisico” torniamo tutti al nostro albergo da dove la nostra avventura era iniziata.
Nelle nostre menti sono ancora perfettamente impressi i luoghi che abbiamo attraversato, la gente che abbiamo incontrato, le risate, gli scherzi, le battute.

Sto tornando a casa consapevole di aver trovato dei nuovi amici, una nuova famiglia con cui progettare nuovi viaggi e nuove avventure.

Vorrei ringraziare in particolar modo Mirco e Miria organizzatori impeccabili di questo raid, persone a cui ci si può affidare tranquillamente per intraprendere avventure di questo tipo, capaci di saper trasmettere il loro amore per i viaggi.
Special guest di questo raid è stato Tommy, loro figlio, che a 12 anni  è in grado di guidare un 450 come un pilota vero; chissà se tra 10 anni lo vedremo alla partenza della Dakar? la stoffa in famiglia non manca e dalla sua parte, a differenza dei genitori, ha anche il fisico.

Ci vediamo alla prossima avventura

Filippo

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